Potrà riprendere possesso dei propri beni, ovvero appartamenti, ville, terreni, auto e moto, conti correnti bancari e postali.

Si tratta di Francesco Ferrante, 55 anni, imprenditore edile condannato per droga nel 2002 dalla Corte d’Appello di Bologna, e con sentenza definitiva nel 2005, al quale la Direzione investigativa antimafia nell’ottobre del 2014 aveva messo sotto chiave un patrimonio quantificato in cinque milioni di euro. Adesso Ferrante torna alla piena titolarità di tutti i suoi beni.

L’uomo era stato arrestato perché trovato in possesso di 12 chili di cocaina purissima e 300 milioni di vecchie lire – che nascondeva nella sua auto – e la cui lecita provenienza non era dimostrabile. Ferrante fu condannato a Bologna a 8 anni di reclusione nel 2005 e di nuovo nel 2013 dal tribunale di Marsala a 4 anni.

Le proprietà tornate nella sua disponibilità sono state acquistate tra il 1980 e il 1996, ed è “indimostrabile quindi che fossero cronologicamente ricollegabili all’attività delittuosa”.

E’ quanto ritiene il collegio della sezione misure di prevenzione presieduto da Giovanni Montalbano, composto anche da Luigi Petrucci e Giovanni Francolini, che ha revoca il provvedimento di sequestro disposto da Silvana Saguto, finita sotto inchiesta a Caltanissetta.

Evitata, dunque, la confisca delle proprietà di Francesco Ferrante tra Monreale e Carini, anche per la parte di patrimonio della moglie. Accolte dunque le tesi degli avvocati difensori Angelo Riccio, del foro di Locri, Vincenzo Gianbruno, Giovanni Apolloni e Marco Garofalo.

Ferrante è stato condannato a otto anni di reclusione, oltre al pagamento di una multa di 50 mila euro e all’ interdizione perpetua dai pubblici uffici. Scarcerato per fine pena nel febbraio 2007, due anni dopo è stato di nuovo indagato sempre per detenzione, acquisto e trasporto di sostanze stupefacenti. Per questi reati, nel gennaio 2013 è stato condannato dal tribunale di Marsala a quattro anni di carcere e 18 mila euro di multa.

Questi trascorsi giudiziari hanno portato i magistrati a tracciare un profilo di Ferrante come di un “soggetto socialmente pericoloso” a partire dall’ ottobre 2002, mentre “i beni immobili proposti per il sequestro – dicono i difensori- sono stati realizzati e acquistati tra il 1982 e il 1993. Manca la correlazione temporale tra la data degli acquisti e l’ inizio della pericolosità sociale – aggiungono i legali – e invece veniva chiesto il sequestro di tutti i beni, anche quelli acquistati da oltre vent’ anni prima dell’ asserito e non provato stato di pericolosità sociale”.