“Lo ha detto Azzolina e confermo anche io che la sospensione delle attività didattiche proseguirà ragionevolmente: non c’è una prospettiva di tornare dopo il 3 aprile alle attività didattiche ordinarie. Quanto alla sospensione delle attività produttive non essenziali non sappiamo ancora, è ancora troppo presto. Dall’inizio della settimana inizieremo a lavorarci: il governo ha adottato questa misura col massimo senso della responsabilità”.

Lo ha detto il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa a Palazzo Chigi rispondendo alle domande. Una conferenza stampa convocata per annunciare l’avvio degli aiuti alimentari. 400 milioni da distribuire attraverso i comuni. Una goccia in un mare di disperazione ma comunque un segnale del fatto che il governo, in ritardo, si accorge delle conseguenze delle sue scelte. Conseguenza ampiamente sottovalutate prima e ancora oggi fortemente sottovalutate.

La tensione sociale cresce tanto che in Sicilia, prima di Conte, era stata la Regione a lanciare un piano da 100 milioni per l’isola.

M gli allarmi non sono solo alimentari. Come disposto dal Ministro della Difesa Lorenzo Guerini per velocizzare la distribuzione di dispositivi sanitari, l’Esercito, ha messo immediatamente a disposizione del Commissario Arcuri e della Protezione Civile personale, elicotteri, mezzi terrestri e infrastrutture. In particolare l’Esercito ha individuato alcune infrastrutture utili per lo stoccaggio e la successiva distribuzione nelle regioni del sud di materiali necessari alla lotta al COVID 19. I depositi individuati nelle città di Bari, Lamezia Terme, Palermo e Cagliari, insistono lungo le principati vie stradali e nelle vicinanze di porti e aeroporti con un grande valore strategico per la ricezione e l’invio dei dispositivi sanitari. E’ stato inoltre predisposto un piano di trasporti aereo e terrestre da integrare alle esigenze della Protezione Civile e accelerare su tutte le aree del Paese la distribuzione dei materiali acquisiti e stoccati.In particolare sono stati approntati oltre 240 autocarri, tra cui 124 ACTL (Autocarro Tattico Logistico) e 115 APS (Autocarro a Pianale Scarrabile) questi ultimi dedicati al trasporto di containers; per quanto attiene al trasporto aereo l’aviazione dell’Esercito ha messo in campo 38 elicotteri di varia capacita di trasporto ( UH 205 A, RH 206 C, UH 90 A, CH 47 F, HH 412 A, MRH 109 A) e 5 velivoli ad ala fissa (UC 228 e VC 180) che voleranno sui cieli italiani dislocati su 12 differenti basi. Le operazioni di trasporto dei materiali per la lotta al COVID 19 sono già in corso: in serata sono stati ritirati presso gli aeroporti di Catania e Venezia dispositivi sanitari e di protezione individuale per la successiva distribuzione, mentre nei prossimi giorni i trasporti saranno effettuati dagli aeroporti di Milano, Torino, Verona, Bari, Lamezia Terme Catania e Cagliari

Ma in Sicilia di mascherine ne sono arrivate davvero poche. Ieri la consegna di altre 20 mila mascherine ffp2 e ffp3 (ieri erano a quota 60.480) e di 439 mila mascherine modello Montrasio, quelle soprannominate ironicamente da Musumeci panni swiffer per la polvere. Non va meglio con le mascherine chirurgiche: su una richiesta di 13 milioni 649 mila ne sono arrivate poco più di 174 mila. Per non parlare dei guanti in lattice: ne sono stati consegnati 82 mila rispetto agli oltre 53 milioni richiesti. Anche per quanto riguarda gli altri dispositivi individuali di protezione la situazione è drammatica: è ancora fermo a zero il numero di camici chirurgici (poco più di due milioni la richiesta) e di calzari (l’ordine è di 4 milioni 279 mila). Mentre sono circa un terzo la maschere total face consegnate, su una richiesta di oltre 6 mila. Ma la preoccupazione maggiore è legata alla necessità di dotare le terapie intensive e sub intensive di ventilatori polmonari: su una richiesta complessiva di 816 apparecchiature (rispettivamente 400 per le intensive e 416 per le sub intensive) fino ad ora non è arrivata neanche una. Sono stati invece consegnati i primi 4200 tamponi, dei 500 mila richiesti.