La musica pop rischia di aggravare la salute del convalescente Teatro greco di Siracusa che dall’8 maggio al 28 giugno dovrà già sopportare il peso delle scenografie montate per le Rappresentazioni Classiche e quello di oltre 161 mila spettatori attesi – tra biglietti venduti e prenotazioni. È l’allarme lanciato dal Comitato per la difesa del Teatro greco, che con una lettera firmata da Marina De Michele, Salvo Baio e Mario Blancato denuncia un approccio contraddittorio e irresponsabile da parte delle istituzioni preposte alla tutela del patrimonio archeologico siracusano.

Il protocollo che fa discutere

Al centro della contestazione c’è il protocollo d’intesa siglato tra il Comune di Siracusa e il Parco Archeologico, che consente l’uso dei siti — Teatro Greco incluso — fino a cinque giorni al mese per eventi culturali. Il calendario estivo parla chiaro: il 30 giugno Riccardo Cocciante per i suoi 80 anni, l’11 luglio Il Volo nel loro World Tour, il 23 e 24 luglio Claudio Baglioni con “GrandTour La vita è adesso”, il 25 luglio i Pooh per i 60 anni di carriera. Una programmazione che richiama alla memoria la feroce polemica del 2023, quando il Teatro ospitò oltre undici concerti con Negramaro, Zucchero e Giorgia. Per il Comitato, la moltiplicazione degli spettacoli pop nell’antica cavea è semplicemente incompatibile con gli interventi di restauro che il monumento richiederebbe.

Una gruviera sotto le stelle

L’indagine diagnostica sullo stato di salute del Teatro ha confermato quanto il Comitato denuncia da tempo: il monumento simbolo di Siracusa versa in condizioni preoccupanti. “Una gruviera”, scrivono i firmatari. Tanto più stonata, dunque, la posizione del sindaco Francesco Italia, che ritiene il Teatro sottoutilizzato e valuta di affidarne la gestione a una società mista pubblico-privata con implicita destinazione all’intrattenimento. Non meno severo il giudizio sul direttore del Parco Archeologico, accusato di gestire le risultanze degli studi “in maniera disordinata e contraddittoria”  e di aver snobbato il dialogo con la città e le associazioni del territorio.

L’Anfiteatro nell’erba alta e la discoteca al Castello Maniace

Il quadro si completa con altre due vicende emblematiche. L’Anfiteatro Romano — uno dei siti più rilevanti della Sicilia — risulta inaccessibile ai turisti per l’erba alta e le sterpaglie che lo circondano. E poi c’è la serata Emilio Pucci nella Sala Ipostila del Castello Maniace: fumogeni, luci da discoteca, cinquecento ospiti — il doppio degli autorizzati — tra le volte normanne della fortezza federiciana patrimonio UNESCO. Il sovrintendente Antonino Lutri aveva concesso l’autorizzazione per 40 mila euro, con prescrizioni di sobrietà rimaste lettera morta. L’avvocato Corrado Giuliano, per conto della Biblioteca Fedro, ha presentato esposto alla Corte dei Conti, all’Assessorato Regionale e all’UNESCO: il canone, si argomenta, misura il corrispettivo di un uso legittimo, ma non ne compra la legittimità.

La richiesta di discontinuità

Davanti a questo quadro, il Comitato chiede apertamente una “scelta di discontinuità” nella direzione del Parco Archeologico, basata su competenza e merito. Un atto d’accusa che pesa su una città con uno dei patrimoni archeologici più straordinari del Mediterraneo, e che — secondo i firmatari — sta mancando all’appuntamento con la propria responsabilità di custode.