Immaginate di vivere nello stesso quartiere dal 1979, di aver visto cambiare sindaci, giunte e colori politici, ma di ritrovarvi, a distanza di quasi mezzo secolo, davanti allo stesso identico ostacolo. È la fotografia quotidiana della vita di Giuseppe Caia, 57 anni, residente nel quartiere Akradina, nella zona nord di Siracusa affetto da disabilità fisico-motoria dalla nascita. Una vita intera passata a combattere non solo con la propria condizione, ma con l’indifferenza di un manto stradale, quello di via Filippo Juvara, completamente abbandonato a se stesso.
Una trappola d’asfalto dal 1979
La denuncia di Giuseppe, affidata a una lettera aperta indirizzata alle istituzioni, è un grido d’aiuto ma anche un atto d’accusa lucido e doloroso. Il tratto incriminato è quello che va dal civico 67 al civico 115: una gimkana di buche e avvallamenti che si protrae da ben 47 anni, ossia da quando la sua famiglia si è trasferita nella zona.
“Denunzio lo stato di abbandono del manto stradale dissestato di via Filippo Juvara a partire dal n° 67 al n° 115 che si protrae dal 1979 anno in cui sono venuto ad abitare qui”, scrive Giuseppe nel suo appello. Una situazione che, come spiega lui stesso, va avanti ogni giorno «creando mi immense difficoltà negli spostamenti che avvengono quotidianamente rischiando anche di farmi cadere, soprattutto con l’arrivo delle piogge”. A sostenerlo in questa battaglia non c’è solo la sua determinazione, ma anche la solidarietà di oltre cento famiglie residenti nella via, che vivono lo stesso disagio legato alla mancata manutenzione ordinaria e straordinaria del quartiere.
La “Passeggiata senza barriere” conferma il dramma
La disperazione di Caia trova una sponda drammatica e oggettiva nelle recenti iniziative di sensibilizzazione che hanno attraversato la città. Proprio la “Passeggiata senza barriere”, la camminata inclusiva organizzata da associazioni e cittadini per testare l’accessibilità reale delle strade siracusane, ha dimostrato empiricamente quello che Giuseppe denuncia da quarant’anni.
Mentre i flussi turistici si concentrano su percorsi parzialmente facilitati, i quartieri residenziali e periferici come Akradina rimangono totalmente scoperti. La “Passeggiata” ha certificato sul campo che percorrere un marciapiede a Siracusa, per chi ha difficoltà motorie, è una scommessa costante: asfalto divelto dalle radici degli alberi e crateri trasformano il diritto alla mobilità in un pericolo costante. La testimonianza di Giuseppe è la viva voce di quella mappatura del disagio emersa durante la manifestazione.
L’appello formale al Sindaco Francesco Italia
La lettera ha un destinatario preciso: il sindaco di Siracusa, Francesco Italia. A lui Giuseppe si rivolge direttamente, chiedendo un impegno formale che rompa la catena di silenzi e promesse mancate delle precedenti amministrazioni: «Invito il sig. Sindaco Francesco Italia di programmare prima del suo fine mandato il rifacimento del manto stradale che si protrae da oltre 40 anni ad oggi., Inoltre le chiedo di prendere in considerazione la riqualificazione delle aree adiacenti alle abitazioni».
La richiesta è chiara: non si tratta di un favore, ma del ripristino del diritto fondamentale alla mobilità e alla sicurezza. “Ci auguriamo io e le oltre centinaia di famiglie che abitano nella zona che lei possa prendere in seria considerazione la nostra segnalazione cosa che le precedenti amministrazioni non hanno mai fatto”, conclude Caia.
Il paradosso dei PEBA e l’emergenza regionale
Il caso è subito rimbalzato nelle stanze della politica locale, dove la consigliera comunale Alessandra Barbone (Forza Italia) ha preso in carico la segnalazione, definendo inammissibile la condizione della via.
Il paradosso siracusano emerge proprio in queste settimane: mentre Palazzo Vermexio ha recentemente avviato le consultazioni pubbliche per la redazione del PEBA (Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche) invitando la cittadinanza a compilare questionari online per mappare le criticità, la realtà dei fatti dimostra che i dati e le denunce concrete sono già sul tavolo da decenni. La storia di Giuseppe Caia è lo specchio di una Sicilia intera, drammaticamente indietro nell’applicazione delle leggi sull’inclusione urbana, dove un diritto elementare viene ancora scambiato per un miracolo elettorale.






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