Il no del presidente ungherese Orban ha bloccato, per il momento, il nuovo pacchetto di sanzioni che prevede l’embargo al petrolio russo importato via mare.

Uno decisione che rischia di mandare in stallo la politica dell’UE nei confronti della Russia ma il veto posto dal premier dell’Ungheria ha riflessi sul Petrolchimico di Siracusa, le cui principali raffinerie, nelle mani della Isab Lukoil, società di proprietà svizzera a partecipazione russa, accolgono esclusivamente greggio russo proveniente dal mare.

La trattativa tra UE e Ungheria

E’ probabile che il no di Orban sia legato al blocco dell’UE al PNRR in favore della stessa Ungheria che avrebbe un valore di 7 miliardi di euro. L’Europa non sarebbe convinta della trasparenza negli appalti e della spesa, per cui è probabile che il veto sull’embargo al petrolio russo debba essere visto come un messaggio alla Commissione. “O sbloccate il PNRR o niente sanzioni” riassumendo in modo brutale.

Il fastidio della Regione siciliana

Dopo il varo delle nuove sanzioni, prima del veto di Orban, l’assessore regionale alle Attività produttive, Mimmo Turano, ha tuonato contro l’Europa perché avrebbe voluto una deroga per il Petrolchimico di Siracusa che “vive” di greggio russo.

“Risulta francamente incomprensibile la mancata richiesta da parte del governo italiano di inserire la raffineria di Priolo tra le deroghe previste nel nuovo pacchetto di sanzioni sul petrolio russo. Siamo davanti ad una abnorme disparità di trattamento che danneggia la Sicilia” ha detto Turano.

Le deroghe in altri paesi europei

“E’ evidente – continua l’assessore – la disparità di trattamento nei confronti della Sicilia, soprattutto se consideriamo che in sede di Consiglio europeo sono state concesse deroghe anche a Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia con l’esclusione dell’oleodotto Druzhba dal sesto pacchetto di sanzioni Ue”.
“La raffineria di Priolo si approvvigiona al 100 per cento di petrolio russo da quando il sistema creditizio le ha voltato le spalle. Mi aspetto, a meno che il governo non riesca a strappare una deroga in extremis – conclude Turano – che l’esecutivo nazionale individui un percorso per salvare il petrolchimico siracusano e i suoi oltre diecimila lavoratori”.