C’è qualcosa di surreale nella graduatoria approvata dalla Regione Siciliana con il decreto numero 269 del 19 giugno 2026. Scorrendo l’elenco dei 47 comuni siciliani ammessi a beneficiare dei fondi europei per la promozione del consumo di prodotti ittici, ci si imbatte in un nome che stona con il tema: Buccheri, comune del Siracusano arroccato sugli Iblei a quasi 800 metri sul livello del mare, distante dal mare quanto basta per non vederlo nemmeno all’orizzonte.

Il progetto di Buccheri

Eppure Buccheri c’è, in fondo alla lista, ultimo per punteggio, con 41 punti su una scala che premia chi lavora sulla filiera ittica, sull’innovazione tecnologica, sulla sostenibilità ambientale della pesca. Il progetto presentato dal comune ibleo, governato dal sindaco di FdI, Alessandro Caiazzo, si chiama “Dal Mare agli Iblei” e vale 29.646 euro di contributo pubblico, interamente coperto da fondi FEAMPA, il Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura, che finanzia il bando regionale 222402/26 nell’ambito del Programma Nazionale 2021-2027.

I rilievi della Commissione

La commissione valutatrice non ha lesinato rilievi: coerenza con gli obiettivi del bando giudicata appena media, nessuna innovazione tecnologica rilevata, nessun investimento riconducibile ai criteri tecnici previsti dall’avviso. In sostanza, un progetto che parla di pesce senza avere il mare sotto casa, e che fatica a dimostrare come intenda contribuire alla competitività e alla sostenibilità di un settore, la pesca, che a Buccheri non esiste.

Gli altri Comuni non marinari

Ma il caso del comune ibleo non è isolato. Tra i 47 beneficiari figurano altri comuni che con il mare hanno un rapporto quantomeno mediato. Mirabella Imbaccari, nel Catanese, è in piena Valle del Simeto, terra di grano e aranceti. Prizzi, Vicari e Baucina sono comuni palermitani dell’entroterra collinare, dove la tradizione marinara è concetto astratto. Tutti ammessi, tutti finanziati, tutti con progetti a copertura pubblica totale o quasi.

Il bando in questione finanzia interventi di sensibilizzazione al consumo di prodotti ittici siciliani, con una dotazione massima di 30.000 euro a progetto. L’obiettivo dichiarato è avvicinare i consumatori al pesce locale, valorizzare le specie “neglette” — quelle meno richieste dal mercato — e promuovere la sostenibilità ambientale della filiera. Un obiettivo nobile, che tuttavia si presta a qualche stortura quando i beneficiari sono comuni che non hanno né porto, né pescatori, né mercato ittico di riferimento.

La classifica dei più finanziati

A guidare la graduatoria per punteggio sono Lampedusa e Porto Empedocle, entrambi a 60,15 punti, che ricevono rispettivamente 28.694 euro e 29.500 euro. Seguono Messina con “A Lume di Feluca” (30.000 euro, 58,58 punti), Cefalù con “Cefalù il Mare Ritrovato” (30.000 euro, 57,90 punti) e Valverde con la Sagra dell’Acciuga alla sua 36esima edizione (29.524 euro, 57 punti). Tra i grandi centri urbani, Catania riceve 29.899 euro con il progetto “Mare Vivo – i Bambini custodi del mare”, mentre Siracusa ottiene 27.206 euro con “Sussidi di Mare” e Agrigento 29.500 euro con “Incontri Mediterranei”. Palermo è assente dalla graduatoria, almeno come capoluogo.

Il paradosso di una misura europea

Nessuno contesta il diritto dei comuni dell’entroterra a partecipare a bandi regionali. E nessun regolamento vieta a Buccheri di organizzare una sagra del pesce tra i carrubi e i boschi di roverella. Eppure il bando nasce per rafforzare la filiera ittica siciliana, avvicinare i consumatori al pescato locale, sostenere chi sul mare ci lavora ogni giorno. I comuni costieri con tradizione ittica consolidata, Lampedusa, Porto Empedocle, Messina, Falcone, Patti, Sciacca — occupano le prime posizioni della graduatoria. Buccheri, con i suoi 41 punti, chiude la lista.