Era indagato per estorsione aggravata e scippo un giovane di 25 anni, Anouar Essabbanne, originario della Libia, che nell’estate del 2018 dopo aver rubato a Rosolini una collana in oro avrebbe chiesto al proprietario 120 euro per la restituzione. Il cosiddetto cavallino di ritorno che è stato denunciato dalla vittima ai carabinieri ma quel giovane, poco dopo,  si allontanò dal Comune del Siracusano rifugiandosi in Francia. Pensando che ormai le ricerche nei suoi confronti si fossero interrotte, avrebbe fatto rientro a Rosolini ad aspettarlo ha però trovato i carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Noto, che nella tarda serata di martedi lo hanno arrestato.

“Le indagini condotte dai carabinieri permisero di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico del libico sul conto del quale il Giudice per le indagini preliminari Carmen Scapellato su richiesta del pm Stefano Priolo e del Procuratore aggiunto Fabio Scavone, emise il 20 marzo del 2019 un’ordinanza di custodia cautelare in carcere” fanno sapere dal comando provinciale dei carabinieri. Il giovane è stato  accompagnato nel carcere di Ragusa in attesa dell’interrogatorio di garanzia.

La settimana scorsa, i giudici del tribunale di Siracusa, nell’ambito del processo Uragano su estorsioni ed incendi a Lentini hanno condannato 16 persone. Le indagini furono avviate dagli agenti  del commissariato nel gennaio del 2016 dopo una catena di episodi violenti accaduti nel Comune del Siracusano, che avevano destato un molto allarme sociale tanto da indurre le forze dell’ordine a predisporre il rafforzamento dei servizi di contrasto. Si erano verificati  estorsioni, furti e rapine, quest’ultime, in particolare, ai danni di persone anziane. Secondo la tesi degli inquirenti, alcuni degli imputati si sarebbero introdotti nelle case dei pensionati fingendosi tecnici del gas ed in qualche occasione le vittime sarebbero state  prese a botte. Un altro gruppo avrebbe pensato alle estorsioni con il metodo del cavallino di ritorno, prima compiendo un furto per poi chiedere soldi alla vittima per la restituzione della refurtiva. La terza cellula, invece, avrebbe avuto il compito di intimidire le vittime, tra cui imprenditori, compiendo degli incendi alle loro proprietà con finalità di estorsione.