Era stato condannato in Appello a 15 anni di reclusione Giuseppe Arena, 60 anniaugustano, ma la Cassazione aveva disposto poco dopo l’annullamento di quella sentenza. Il nuovo giudizio dei giudici della Corte di Appello di Catania si è concluso con l’assoluzione dell’imputato (difeso dall’avvocato Puccio Forestiere) finito nell’operazione antimafia denominata Morsa conclusa dai carabinieri nel 2011 con l’arresto di 28 persone, accusate, a vario titolo, di far parte del clan Nardo di Lentini, che gestiva affari illeciti tra cui il traffico di droga, le estorsioni ed il gioco di azzardo. Nello stesso procedimento c’era pure Giuseppe Gentile, indicato dai magistrati della Procura distrettuale antimafia di Catania come il braccio operativo del boss Nello Nardo nel territorio di Augusta.

Dalla ricostruzione delle forze dell’ordine, sarebbe stato lui (difeso dall’avvocato Franco Passanisi) ad impartire gli ordini secondo uno schema gerarchico piuttosto rigido, come una vera organizzazione ma al termine del processo all’imputato, condannato a sei anni, è stata restituita la sua azienda, che era stata precedentemente posta sotto sequestro. Per i carabinieri, Giuseppe Arena avrebbe avuto, invece, un ruolo di secondo piano nel gruppo mafioso, specializzandosi, secondo la versione degli inquirenti, nel traffico delle sostanze stupefacenti. Ma la tesi della pubblica accusa non ha retto ed i giudici della Corte di Appello hanno disposto la sua  assoluzione.

Nell’inchiesta venne fuori anche che  i rappresentanti megaresi del clan “Nardo” avessero imposto ai candidati politici locali ed ai soggetti loro collegati (impegnati nelle affissioni dei manifesti elettorali), un tariffario già prestabilito, da onorare per scongiurare sia danneggiamenti alle pubblicazioni (copertura o strappo dei manifesti), sia vere e proprie ritorsioni fisiche nei loro confronti. Secondo gli inquirenti,  ci sarebbe stato un “patto di mutuo soccorso” tra i componenti dell’associazione, consistente nell’assistenza agli associati detenuti ed ai loro familiari, attraverso la cessione di somme di denaro, anche consistenti, a seconda delle necessità.