Le montagne di plastica ammassate ai piedi dei condomini di Siracusa saranno rimosse domani, martedì 13 ottobre. Dopo, il vuoto: nessuna garanzia su cosa accadrà dalla prossima settimana, quando i mastelli si riempiranno di nuovo.
Una giornata sola, poi si vedrà
La notizia è arrivata nelle ultime ore agli uffici del Comune, che hanno ricevuto una comunicazione dalla Domus Ricycle, la società proprietaria della piattaforma dove viene conferita la plastica della città. Domani il materiale accatastato davanti ai condomini e sulle strade sarà raccolto e portato in un’altra piattaforma, nel Ragusano. Si chiude così, almeno per un giorno, lo stop partito il 6 ottobre, quando il multimateriale non si poteva più scaricare per la saturazione dell’impianto.
Ma la parola giusta è tampone. L’unica certezza è la raccolta di domani. Sul seguito nessuna rassicurazione: non è stato indicato quando il servizio tornerà ordinario, né se il conferimento nel Ragusano potrà ripetersi.
Il Comune cerca alternative
Gli uffici comunali assicurano di essere al lavoro su soluzioni alternative, a partire dall’individuazione di altre piattaforme. Non è un dettaglio: finché l’impianto della Domus resta saturo, Risam, che gestisce la raccolta in città, non ha dove scaricare, e la città dipende da una disponibilità, quella del Ragusano, concessa per un giorno.
Il contratto e l’exit strategy
Sullo sfondo c’è il contratto tra il Comune e la Domus, che ha l’obbligo di ottemperare al servizio. È la leva del Comune, ma anche il punto più delicato, perché il blocco nasce proprio nella piattaforma di chi quell’obbligo lo ha firmato. Non si esclude che le parti tornino a sedersi per ridiscuterne alcuni punti e cercare una soluzione, o una vera exit strategy. Tradotto: se il cancello della Domus resta chiuso, chi paga lo scarico altrove, e a che prezzo, diventa una questione contrattuale oltre che di decoro urbano.
Da Augusta a Marsala
Siracusa non è sola. Augusta si era fermata già alla fine di settembre per lo stesso blocco, poi si sono fermate Rosolini e Lentini. Il 7 ottobre a Marsala non si poteva più conferire la plastica all’isola ecologica del Salato, ma lì lo stop, secondo l’amministrazione, doveva durare poche ore. A novembre 2025 Anci Sicilia aveva già denunciato rischi igienico-sanitari e di incendio negli impianti, chiedendo un incontro urgente alla Regione.
Il rischio, insomma, è che quanto visto a Siracusa si ripeta in altri centri siciliani. Per ora è un’ipotesi, non un fatto, ma gli ingredienti ci sono tutti: impianti saturi, filiera fragile e un’isola che per vendere la plastica lavorata deve attraversare lo Stretto.
Il nodo è nazionale
Alla radice c’è un problema di prezzi. Il Pet vergine importato, soprattutto dall’Asia, costa 750 euro a tonnellata, quello riciclato in Italia tra 1.200 e 1.300. Chi produce imballaggi compra vergine e il riciclato resta nei piazzali.
La crisi del riciclo è però documentata. Assorimap, l’associazione dei riciclatori, segnala utili crollati dell’87% dal 2021, da 150 milioni a 7 nel 2023. Chiede di anticipare al 2027 l’obbligo europeo di quote minime di riciclato negli imballaggi, previsto per il 2030, e incentivi come i crediti di carbonio e i certificati bianchi.
Domande aperte
Domani le strade di Siracusa saranno più pulite. Le domande restano: chi garantirà il servizio da mercoledì, dove finirà la plastica e a quali condizioni. Finché non c’è una risposta, la differenziata dei siracusani resta ferma tra balconi e marciapiedi.






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