• Uno presunto scafista tunisino è stato tratto in arresto dalla polizia
  • E’ accusato di essere stato al timone di una barca con 58 migranti
  • Sono stati gli stranieri a puntare l’indice contro l’indagato
  • Insieme a lui un complice che è stato denunciato

Ad indicarlo come al comando della barca approdata sulle coste del Siracusano il 18 settembre e soccorsa dalla Ocean Viking dell’Ong Sos Mediterranee sono stati i migranti.

Scafista in carcere

E così un uomo di 31 anni, originario dell’Egitto ma di nazionalità tunisina, è stato fermato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina dagli agenti della Squadra mobile di Siracusa che hanno raccolto prove nei suoi confronti sentendo la testimonianza delle 58 persone, originari del nord e del Centro Africa, fatti approdare al porto commerciale di Augusta.

Il drammatico viaggio

Hanno raccontato la loro esperienza, del loro drammatico viaggio, iniziato nei mesi scorsi, con la partenza dai loro villaggi fino all’arrivo in Libia dove sono rimasti parecchio tempo. Erano in una sorta di campo di prigionia, poi, dopo aver saldato il conto, sono stati fatti salire a bordo di una imbarcazione di fortuna che ha iniziato la traversata sul Mediterraneo, conclusa sulle coste della Sicilia orientale.

Le accuse di 4 migranti

Quattro di questi migranti,  che insieme agli altri sono stati fatti salire a bordo della nave per la quarantena, hanno puntato l’indice conto il tunisino. “A seguito delle concordanti dichiarazioni rese dai migranti, opportunamente riscontrate dalla dinamica delle operazioni di salvataggio, si è proceduto all’emissione del fermo di indiziato di delitto nei confronti dello scafista che, pertanto, è stato associato presso la locale Casa Circondariale, a disposizione della Procura della Repubblica di Siracusa”.

Indagato un secondo scafista

Secondo quanto sostenuto dagli agenti di polizia, il tunisino aveva un complice, un giovane di 24 anni, una sorta di secondo, ma gli inquirenti, non avendo trovato elementi probatori solidi, ha provveduto a denunciarlo per lo stesso reato.