Piovono nuove accuse sull’ex deputato del Pd Paolo Ruggirello attualmente in carcere, con l’accusa pesante di associazione mafiosa. Non avrebbe promesso a Cosa nostra solo posti di lavoro e altri vantaggi ma dalla criminalità organizzata avrebbe anche acquistato pacchetti di voti in occasione delle elezioni regionali del 2017. Queste le nuove accuse formulate nei confronti dell’ormai ex onorevole del Partito Democratico contenute nell’avviso di chiusura delle indagini notificato a Ruggirello assieme ad altri 28 indagati.

Come riporta La Repubblica, la Procura chiederà il rinvio a giudizio per l’ex politico finito in carcere a marzo 2019 assieme ad altre 24 persone ritenute legate a vario titolo alla mafia del Trapanese, quella più vicina al latitante Mattia Messina Denaro. Quelle formulate dai pm sono accuse che si aggiungono ad un’inchiesta più corposa condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo del comando provinciale di Trapani e che nascono da alcune dichiarazioni riportate da uno degli indagati afferente al clan Virga. L’uomo avrebbe raccontato di alcuni incontri tra Ruggirello e i figli di Virga durante i quali il politico avrebbe consegnato le somme di denaro per assicurarsi un buon numero di preferenze alle elezioni.

Come detto l’ex deputato si trova ancora in carcere e per lui l’accusa è pesantissima: associazione mafiosa. Secondo i pm Ruggirello avrebbe “garantito piena disponibilità per tutelare gli interessi della famiglia mafiosa di Mazara del Vallo, anche relativi a futuri finanziamenti pubblici, attraverso accordi raggiunti con Michele Accomando, appartenente a detta famiglia”.

A Ruggirello viene contestato anche di aver “promesso di interessarsi per far assumere a tempo indeterminato, presso l’Azienda Ospedaliera Sant’Antonio Abate di Trapani, Margherita Buracci, figlia di Giovanni, appartenente alla famiglia mafiosa di Campobello di Mazara”. Secondo la procura e i carabinieri, avrebbero anche “esercitato pressioni politiche per far sì che Calogero Giambalvo, nipote dell’associato mafioso Vincenzo La Cascia, subentrasse come consigliere comunale a Castelvetrano, quale primo dei non eletti, e prometteva al medesimo Giambalvo l’opportunità di lavoro all’interno del Parco archeologico di Selinunte”. Queste e altre sono le accuse mosse a Paolo Ruggirello, tra promesse di assunzioni e acquisto di preferenze elettorali.