A Casa Minutella, il pianista Ignazio Garsia, presidente della Fondazione Brass Group, ha rilanciato una petizione affinché la produzione delle 58 orchestre pubbliche sia estesa al Jazz, creando 1200 posti di lavoro per un’offerta più rispondente ai bisogni di musica del Paese.

La bocciatura del The Brass Group

Il musicista, dopo la bocciatura della Fondazione The Brass Group, da parte del Ministero dei Beni Culturali, ha lanciato una raccolta firme per la stabilizzazione di 20 giovani laureati in jazz nelle 58 orchestre lirico-sinfoniche dislocate in tutta Italia con conseguente possibilità di creare ben 1.200 nuovi posti di lavoro. Per estendere l’offerta musicale dei 58 enti di produzione italiana, alle musiche del nostro tempo. Un appello che Garsia ha molto a cuore perché “le musiche del nostro tempo” possano finalmente colmare un vuoto nella produzione musicale del nostro Paese.

L’appello del musicista

La musica è una cosa meravigliosa, aiutami affinché arrivi a tutti”. Questo l’appello che ha scritto il musicista siciliano nel chiedere di sottoscrivere il suo appello. Oggi è fondamentale porre delle basi concrete lavorative rivolte ai giovani laureati in musica Jazz dei Conservatori italiani e degli Istituti Musicali. E’ importante per ciò creare un nuovo indotto lavorativo rivolto ai giovani musicisti. Di seguito il testo completo della petizione.

La lettera alle Istituzioni

L’artista scrive al Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, ai presidenti e ai componenti la Commissione Cultura della Camera e del Senato, al Presidente della Commissione Bilancio, tesoro e programmazione della Camera e del Senato e ai sindacati. “Il PNRR destina alla Cultura 4,275 miliardi di euro – si legge – cui si sommano nel Fondo Complementare gli investimenti del Piano strategico “Grandi attrattori culturali” per 1,460 miliardi di euro (oltre al Fondo Unico per lo Spettacolo nel 2021, pari a € 408,4 mln). Nonostante un impegno finanziario senza precedenti nella storia della Repubblica, non si comprende perché non sia avvertito il bisogno d’innovare la produzione musicale del Paese, orientata solo verso generi musicali dei secoli scorsi”.