Il cane da guardia

Antonio Perna
Giornalista free-lance, tessera Odg 58807, cronista dal 1986 anno in cui l'Italia per la prima volta si connette a Internet
Ranucci dice di non sapere nulla del progetto politico di Lavitola. Bene. Prendiamone atto.
Ma resta un fatto: qualcuno stava sondando la possibilità di trasformare il conduttore di Report in un candidato politico.
E qui comincia il problema.
Perché fare politica è legittimo. Fare il giornalista d’inchiesta anche.
Fare entrambe le cose contemporaneamente, invece, è un problema di credibilità.
Perché se io passo la vita a raccontarvi che il potere va controllato e poi scopro che qualcuno sta misurando quanto consenso ho per diventare io stesso potere, qualche domanda me la pongo.
E me la pongo soprattutto davanti al silenzio del cosiddetto mondo dell’informazione.
Floris? Silenzio.
Saviano? Silenzio.
Formigli? Silenzio.
Travaglio, invece, difende Ranucci. Legittimo.
Ma qualcuno, oltre a difenderlo, potrebbe anche intervistarlo.
E poi c’è Cappellini: associato al sondaggio sulla possibile candidatura di Ranucci e successivamente nominato direttore pro tempore di Repubblica.
Coincidenze? Può darsi.
Ma quando le coincidenze riguardano gli altri, il giornalismo ci insegna che vanno indagate.
Quando riguardano se stesso, invece, cala improvvisamente il sipario.
E allora il problema non è più Ranucci.
È il sistema.
Perché un giornalista è libero di diventare politico.
Ma prima deve smettere di fare il giornalista.
Altrimenti il cane da guardia rischia di avere un’ambizione molto particolare: non sorvegliare il padrone, ma diventare il padrone.
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