Più di 800 persone tra associazioni, sindacati e cittadini di varie etnie hanno riempito la piazza Umberto I di Caltanissetta per la manifestazione per ricordare il sacrificio di Adnan Siddique, barbaramente ucciso lo scorso 3 giugno da un gruppo di connazionali che gestivano un illecito sistema di reclutamento della manodopera e di braccianti agricoli stranieri.

L’evento, fortemente voluto dalle comunità pakistane ed afgane, è stato organizzato dalla Casa delle Culture e del Volontariato “Letizia Colajanni” in collaborazione coi mediatori culturali Gul Noor Senzai e Adnan Hanif e gli amici di Adnan, residenti a Caltanissetta, Ali Haider, Abbas Muhammad.

Adnan Siddique, 32 anni, è stato assassinato perché avrebbe aiutato alcuni amici sfruttati nei campi a denunciare i loro “caporali”.

Filippo Maritato, presidente del MOVI Movimento Volontariato Italiano e direttore della Casa della Culture e del Volontariato, apre la manifestazione in memoria di Adnan ricordandone lo scopo: un momento di “raccoglimento spirituale e di cordoglio, di fratellanza, di commiato laico e di preghiera interreligiosa, ma anche di forte e decisa ribellione alla sopraffazione criminale ed alla violenza. Chi questa sera si aspetta i soliti discorsi e le solite parole rimarrà deluso – precisa Maritato -: non è il momento delle belle frasi da piazza! Questo è il momento del dolore per la perdita di un uomo giusto come Adnan ed è il momento del risveglio delle coscienze di tutti noi, per quello che avremmo potuto e dovuto fare e non abbiamo fatto. L’efferato delitto del giovane Adnan ha commosso e indignato tutta Italia, visto il grave e preoccupante quadro emerso dalle prime attività d’indagine della Magistratura e delle Forze di Polizia, che si stanno orientando verso il caporalato e il racket dei braccianti stranieri sfruttati per i lavori agricoli, ambito criminale in cui Adnan – con coraggio, alto senso civico e di solidarietà – avrebbe aiutato i propri connazionali a denunciare gli sfruttatori”.

Tra bandiere pakistane, cartelli con l’immagine di Adnan, striscioni e cuori di cartoncino colorato con il suo nome, al microfono si sono alternati gli interventi – tutti conclusi al grido “giustizia per Adnan” – dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali (CGIL, CISL, UIL, USB) provenienti anche da Palermo e Catania; del mondo del volontariato cittadino; di rappresentanti istituzionali (il Sindaco e il presidente del Consiglio comunale – Roberto Gambino e Giovanni Magrì – e diversi consiglieri) e di tanti amici di Adnan: dalla sua insegnante di italiano, ai gestori del bar dove faceva colazione, ai bambini del quartiere che lo conoscevano.

Palpabile la commozione durante i due momenti di preghiera (sia col rito musulmano che cattolico) e nel minuto di silenzio a conclusione dell’evento. Assente – benché invitata – la deputazione regionale e nazionale della provincia nissena ed altri rappresentanti istituzionali.

“Oggi noi tutti cittadini di Caltanissetta – a prescindere dalle etnie e dai paesi di provenienza – dobbiamo essere uniti nella memoria del sacrificio di Adnan – ha aggiunto Maritato – vittima innocente di interessi criminali. Ma l’intera comunità, oltre a ricordare l’esempio luminoso che Adnan ci ha lasciato in preziosa eredità, deve adesso reagire con un forte impegno di civiltà, di dignità, di lotta sociale, civica e democratica a difesa dei diritti di tutti, specialmente dei più deboli ed emarginati, e per liberare Caltanissetta e i nostri territori dallo sfruttamento, dalle ingiustizie e dal profitto disumano! Da oggi il MOVI e tutte le altre Associazioni della Casa delle Culture e del Volontariato di Caltanissetta inizieranno un percorso – con costanza e forte impegno – per chiedere giustizia e verità sull’omicidio di Adnan e per affermare la solidarietà e la fratellanza fra i popoli, la legalità e il rispetto dei diritti umani”.

Il vice presidente del MOVI, Ennio Bonfanti, dichiara: “Il MOVI si costituirà parte civile nel processo in cui saranno giudicati i responsabili dell’assassinio di Adnan: la sua uccisione non è un fatto privato e non riguarda solo i suoi familiari ed amici, ma costituisce una profonda ferita per la società tutta, che è collettivamente responsabile per l’eliminazione di quei retaggi culturali che ancora oggi minano la libertà ed il rispetto della dignità e dei diritti umani”.

Durante la manifestazione, con un salvadanaio allestito dagli organizzatori, sono stati raccolti oltre 500 euro di donazioni liberali, che adesso verranno devoluti alla famiglia di Adnan, che vive a Lahore, formata dal padre, madre e altri 9 fratelli. A conclusione dell’evento, sotto un poster con una foto di Adnan attaccata ad una fioriera in piazza, in tanti hanno acceso una candela.

Circa un centinaio di persone, infine, hanno firmato un registro, messo a disposizione nella manifestazione, chiedendo di essere informati su altre future iniziative che verranno organizzate per chiedere verità e giustizia per Adnan e che sono veicolate sui social con gli hashtag: #GiustiziaPerAdnan – #JusticeForAdnan.

(foto di Ilenia Marchese)