“Una delle cose che mi allarmò è che Giovanni Peluso (un poliziotto, ndr) voleva essere coadiuvato in un attentato nei confronti di un giudice palermitano, Guarnotta. Chiese un posto dove rifugiarsi dopo l’attentato. Aveva fatto una specie di schizzo su dove si trovava l’abitazione del giudice e come intervenire”. L’ha detto il pentito Pietro Riggio deponendo in Corte d’assise d’appello a Caltanissetta nel processo di secondo grado per la strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie e i i tre agenti della scorta. Riggio ha raccontato ai pm che il poliziotto Peluso gli rivelò di aver preso parte a un progetto di attentato all’ex giudice Leonardo Guarnotta e alla strage di Capaci.

“Di esplosivi non ne so nulla e non mi risulta che le famiglie catanesi abbiano fornito l’esplosivo per le stragi alle famiglie palermitane” ha detto Natale Di Raimondo, uomo della famiglia mafiosa Santapaola di Catania, chiamato anche lui a deporre come teste.

“Le uniche armi di cui posso parlare – ha detto – sono l’ enorme carico che arrivò dalla Jugoslavia che, per un 80 per cento furono conservate preso la casa di un catanese vicino ai Santapaola e per un altro 20 per cento distribuite in alcuni rioni della città. Ercolano seppe di questo e si arrabbiò tantissimo perché non voleva che si distribuissero in giro. C’era un bazooka e altre armi leggere, molte mitragliatrici”. “Ho conosciuto personalmente Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella e Antonino Gioè. – ha proseguito – Questi ultimi li conobbi in occasione per fare una cerimonia di iniziazione per un certo Mazzei”.

Oggi è stato sentito anche Marcello D’Agata che però si è avvalso della facoltà di non rispondere. La prossima udienza è fissata per il 20. In quella occasione sarà sentita la genetista Nicoletta Resta. Il 16 dicembre, invece, i giudici di Caltanissetta decideranno sull’istanza di ricusazione della corte presentata dai boss Salvatore Madonia e Vittorio Tutino.