L’hotel Federico II di Enna si è trasformato per un giorno nel crocevia degli equilibri politici siciliani, ospitando un vertice che molti definiscono l'”ultima chiamata” prima dell’atteso rimpasto del governo Schifani. In un incontro rigorosamente a porte chiuse, Fratelli d’Italia ha riunito oltre 400 tra amministratori locali, sindaci e deputati per un confronto diretto con i vertici nazionali del partito, rappresentati da Arianna Meloni e Giovanni Donzelli.

Un partito in crescita e la sfida del rimpasto

Il commissario di FdI in Sicilia, Luca Sbardella, ha sottolineato come questo appuntamento rientri in un percorso di ascolto della base, rivendicando che il partito “continua a crescere grazie a una classe dirigente presente, concreta e radicata sul territorio”. Anche il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, ha ricordato la straordinaria evoluzione di Fratelli d’Italia: da “partitino” del 5% alle regionali del 2017 a prima forza politica del Paese, evidenziando ora la necessità di adottare strategie per riallineare il dato siciliano (attualmente in flessione rispetto al passato) alla forte media nazionale. Il vero tema caldo resta però il ridisegno della giunta regionale. Il governatore Renato Schifani ha fissato una deadlineperentoria al 30 aprile per ricevere nomi e deleghe. Tuttavia, per Sbardella si tratta di una “scadenza difficile da rispettare”, poiché le energie del partito sono assorbite dalla chiusura delle liste per le imminenti elezioni amministrative del 29 aprile. L’obiettivo strategico di Fratelli d’Italia per questo “secondo tempo” della legislatura è chiaro: rafforzare il proprio peso in assessorati chiave come la Sanità e l’Agricoltura, senza dimenticare gli alleati della maggioranza, come la Democrazia Cristiana, che ha contribuito alla vittoria del 2022.

La “questione morale” come l’Isola Ferdinandea

Sullo sfondo del summit pesa l’ombra dei recenti fatti giudiziari che hanno scosso la politica regionale. A sintetizzare il momento ci ha pensato il ministro Nello Musumeci con una metafora d’impatto: “La questione morale in Sicilia è come l’isola Ferdinandea, ogni tanto emerge e poi viene sommersa”. I fari sono puntati in particolare sull’assessora al Turismo, Elvira Amata, e sul presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno. Come precisato da Sbardella, “non è qui che si decidono queste cose”, ma le posizioni dei diretti interessati sono già sul tavolo. Amata ha infatti rimesso il proprio mandato nelle mani dei vertici nazionali, in attesa di una decisione collegiale del partito.

La posizione di Galvagno: “Pronto al passo indietro, ma ho chiesto il rito immediato”

Il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana ha voluto chiarire apertamente la sua situazione prima dell’assemblea. Definendosi un “soggetto passivo” nell’attuale stallo, Galvagno ha ribadito la sua fedeltà al partito: “Ho già manifestato la mia disponibilità al passo indietro se me lo chiedessero“. Tuttavia, ha rivendicato con forza la particolarità della sua posizione e la volontà di difendersi rapidamente dalle accuse: ha spiegato di aver deciso di saltare l’udienza preliminare (GUP) e di aver richiesto il giudizio immediato. “Lo voglio fare perché voglio accertare quanto prima quelle che sono eventuali responsabilità o meno da parte mia”, ha precisato Galvagno, ricordando inoltre che nella vicenda che lo coinvolge “non c’è personalmente alcuna utilità personale”.