Frode sui fondi comunitari nell’ambito dei contributi per la ristrutturazione di un capannone industriale. Succede ancora una volta in Sicilia, stavolta in provincia di Messina.

La Guardia di Finanza ha denunciato otto persone, accusate, a vario titolo, di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche, autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Nell’ambito della stessa indagine il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto ha sequestrato beni e somme di denaro per un valore di oltre 1,2 milioni di euro.

In particolare, la complessa frode scoperta ha riguardato i fondi destinati all’ammodernamento di un capannone aziendale, nel territorio di Montalbano Elicona (Me) rispetto al quale gli organizzatori della truffa avrebbero richiesto e ottenuto indebitamente importanti risorse finanziarie pubbliche.

Le fatture presentate all’Ispettorato dell’Agricoltura di Messina ed all’Agea sarebbero risultate, in realtà, emesse da fornitori compiacenti, per importi “gonfiati”, ovvero per costi in realtà mai sostenuti o sostenuti solo in parte. Individuata anche una società cosiddetta “cartiera”, con sede legale in Albania, del tutto priva di personale dipendente e di struttura operativa.

La Regione Sicilia ha infine bloccato l’erogazione dell’ultima tranche del contributo, pari a 40.000 Euro.

Quello delle frodi sui contributi comunitari è un settore nel quale la Guardia di Finanza interviene frequetemente in tutta la Sicilia. Spesso i sistemi sono ben più sofisticati di quanto non sia stato accertato oggi, in base alle accuse.

Nell’ennese, ad esempio, due anni fa i finanzieri scoprirono che i finanziamenti, indebitamente percepiti da associazioni agricole e soggetti economici delegati all’esecuzione dei lavori di cui al P.S.R. Sicilia 2007 / 2013, erano destinati al rifacimento di strade interpoderali nel territorio di Nicosia e alla realizzazione di nuove infrastrutture viarie volte a migliorare la viabilità locale. L’articolato meccanismo fraudolento era sostanzialmente basato su false fatturazioni.

Le imprese appaltanti, infatti, in accordo con i responsabili delle associazioni beneficiarie dei contributi e con la connivenza dei direttori dei lavori, emettevano fatture false per lavori mai eseguiti e materiale mai fornito; scopo del disegno criminoso, contenere i costi risparmiando sulla materia prima necessaria per realizzare le opere.