Un piano di risanamento e l’impegno ad aumentare i ricavi per rendere la macchina “Amat” più efficiente. È la richiesta dei sindacati al comune di Palermo, socio unico della municipalizzata che si occupa del trasporto pubblico locale. I sindacati comunque concedono una “fiducia a tempo” all’ente in attesa di un piano di risanamento che dovrà essere approvato dalla Giunta entro fine mese.

La preoccupazione rimane alta per il futuro dell’azienda, “visto che ad oggi non vi è certezza né sulla ricapitalizzazione né sul fronte ricavi”. È quanto affermano Cobas, Ugl e Faisa-Cisal che per senso di responsabilità hanno partecipato ai tavoli tecnici finalizzati al rilancio dell’Amat.

“Scelta questa – proseguono i segretari Carlo Cataldi (Cobas), Corrado Di Maria (Ugl) e Fabio Danesvalle (Faisa-Cisal) – che gli altri sindacati non hanno voluto seguire, forse perché impegnati a portare avanti interessi particolari e non il bene dell’azienda. Noi invece continueremo a confrontarci sui contenuti: ecco perché abbiamo condiviso con l’amministratore unico Cimino la necessità di portare gli ‘imboscati ‘ alla loro originaria mansione. Una, ma non l’unica, azione da intraprendere per aumentare la produttività. L’Amat ha inoltre bisogno, come abbiamo ribadito al Comune durante il vertice di lunedì scorso, di aumentare il numero di mezzi in circolazione e potenziare la verifica dei biglietti. Solo così è possibile dare una svolta ai ricavi e raggiungere i 13 milioni di chilometri stabiliti dal contratto di servizio”.

A tal proposito, sottolineano i tre segretari, “non vorremmo che il riconoscimento dei chilometri percorsi ‘su ferro’, tanto sbandierato dal sindaco Orlando, sia un’operazione a somma zero (i chilometri restano sempre 13 milioni) che non porti nessun vantaggio all’Amat. Il Comune piuttosto si preoccupi di mantenere le corse del tram, che in questo momento risultano ridimensionate. Si faccia in fretta quindi ad assumere nuovi autisti – concludono Cataldi, Di Maria e Danesvalle – per dare manforte ai pochi operatori d’esercizio che oggi sono sottoposti a turni massacranti di oltre otto ore”.