Ci sono voluti più di ottant’anni perché dodici nomi uscissero dall’oblio. Sono quelli di dodici giovani cerdesi, dodici picciotti, che all’indomani dell’8 settembre 1943, nel momento più buio e confuso della storia d’Italia, scelsero consapevolmente da che parte stare.

Con il libro «Cerda: ricordare è resistere per rinascere», edito da ANPI Palermo, Franco Li Pomi e Vincenzo Muscarella restituiscono alla comunità un pezzo di memoria negata.

Silvio Alaimo, Nicolò Castiglia, Giuseppe Fusco, Vittorio Geraci, Giuseppe Grispino, Pietro Interbartolo, Attilio La Monica, Antonino Leta, Angelo Li Pomi, Carmelo Lodato, Salvatore Romano, Ignazio Vaccaro.

Sono loro i dodici partigiani di Cerda. Per troppo tempo sono rimasti sepolti sotto l’indifferenza, sotto la colpa di chi sapeva e taceva, e sotto la loro stessa paura.


Quando l’armistizio fu annunciato, la Sicilia era già stata liberata dagli Alleati. Migliaia di giovani siciliani in divisa si trovarono invece al Nord, a centinaia di chilometri da casa, senza ordini e senza la possibilità di tornare. Davanti a loro c’erano tre strade: arruolarsi con la Repubblica Sociale e con l’occupante tedesco, finire deportati nei campi di internamento in Germania, oppure salire in montagna.

I dodici di Cerda scelsero la montagna. Scelsero la Resistenza, la lotta contro il nazifascismo e la vita dura e clandestina nei boschi, in terre che non erano le loro, per un’Italia che ancora non esisteva.


Finita la guerra, quasi tutti scelsero di non raccontare. Ricordare quei mesi avrebbe riaperto ferite e dolori mai rimarginati. Pesava poi il timore di non essere creduti, perfino di essere derisi, in una Sicilia che la guerra partigiana non l’aveva vissuta e spesso non la comprendeva. Così il loro coraggio è rimasto custodito in silenzio, nelle case e nelle famiglie, fino a oggi.

Tra queste storie spicca con forza quella del giovane allievo di Pubblica Sicurezza Angelo Li Pomi, nome di battaglia «Mameli». Catturato e rinchiuso nel carcere di Udine, fu fucilato dai nazifascisti il 1° febbraio 1945 sul piazzale del cimitero di Tarcento, in Friuli, insieme ad altri sei partigiani. Fu una delle rappresaglie con cui, nell’ultimo inverno di guerra, l’occupante cercò di piegare la Resistenza friulana. Mancavano meno di tre mesi alla Liberazione.

Ancora oggi la sua memoria viene onorata ogni anno a Tarcento. Da oggi lo sarà finalmente anche nel suo paese.


Per dare a questi giovani il giusto rilievo e tramandarne il coraggio alle generazioni future, si sta allestendo un monumento con una lapide recante i loro nomi in un angolo della villa comunale. Sarà un luogo dove fermarsi, leggere e ricordare.

La presentazione del libro avverrà, venerdì 9 ottobre alle ore 16:30 nella navata della Chiesa Nuova di Cerda (PA). A coordinare l’evento ci sarà Liliana Sinagra, oltre agli autori Franco Li Pomi e Vincenzo Muscarella, interverranno:

• Ottavio Terranova, presidente dell’ANPI Palermo e coordinatore regionale;

• Salvatore Geraci, sindaco di Cerda;

• don Domenico Bartolone, parroco di Cerda.

Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

Ricordare non è un esercizio di nostalgia. È un atto di resistenza: contro l’oblio, contro l’indifferenza, contro la tentazione di pensare che la libertà sia un dono e non una conquista. Ed è da questa memoria ritrovata che Cerda può rinascere.

Luogo: Chiesa Nuova , via G. Matteotti, sn, CERDA, PALERMO, SICILIA

Tipo evento: Altro

Data Inizio: 09/10/2026

Data Fine: 09/10/2026

Ora: 16:30

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