Cinzia Pennino morì il 28 marzo del 2021 dopo la somministrazione del vaccino anti-Covid AstraZeneca. Adesso il medico che le inoculò la dose rischia di essere processato. La Procura di Palermo ha notificato al medico, ora pensionato, l’avviso di chiusura delle indagini a suo carico.

Morta a 17 giorni dalla dose

Provocò dolore e grande clamore mediatico la morte della professoressa in servizio presso la scuola Don Bosco di Palermo. Cinzia Pennino morì dopo 17 giorni dalla somministrazione della prima dose del vaccino AstraZeneca. Il medico che le iniettò la fiala, V.F. le iniziali del suo nome, adesso rischia un processo nel corso del quale dovrà difendersi dall’accusa di omicidio colposo. Il dottore ha ricevuto l’avviso dalla procura palermitana che gli comunica la chiusura delle investigazioni.

La difesa del medico

Il medico è difeso dall’avvocato Dario Gallo e si è sottoposto in passato a un interrogatorio nel corso del quale ha respinto le accuse, spiegando che, vaccinando mediamente 80 persone al giorno in quel periodo, non aveva alcun ricordo della vittima e che comunque nella scheda consegnata all’hub della Fiera la paziente non avrebbe indicato di soffrire di alcuna patologia, non destando così alcun tipo di preoccupazione. Per i magistrati inquirenti, invece, secondo quanto racconta questa mattina PalermoToday, anche se due perizie avrebbero escluso il nesso di causalità tra il decesso dell’insegnante e il vaccino, il medico vaccinatore avrebbe dovuto accorgersi che la prof sarebbe stata affetta da “obesità severa evidente” perché avrebbe avuto un indice di massa corporea “superiore al valore di 35 (pari a 39,79)”. In sostanza, secondo quanto ipotizza la procura, la donna doveva essere inserita tra le persone a rischio e avrebbe dovuto ricevere l’altra tipologia di vaccini, Pfizer o Moderna.

La dose, i dolori e il ricovero

La professoressa si sarebbe presentata due volte alla Fiera del Mediterraneo per fare il vaccino:  prima il 7 marzo alla Fiera e poi l’11 marzo, dopo una seconda prenotazione, all’insegnante è stato inoculato il vaccino AstraZeneca. Dopo dieci giorni avrebbe iniziato ad avere dolori addominali e avrebbe anche vomitato, ma non avrebbe fatto alcun collegamento con il vaccino, visto il tempo trascorso. L’insegnante era andata al pronto soccorso del Buccheri La Ferla. Una Tac “avrebbe fatto emergere – sostengono gli avvocati – una trombosi addominale in atto”. La paziente era stata così trasferita al reparto di Ematologia del Policlinico ed era poi finita in terapia intensiva, dove è morta il 28 marzo.