Approvata dall’Ars la legge-voto per l’inserimento della condizione di insularità nello Statuto Autonomistico siciliano. Una norma che adesso dovrà essere trasmessa al parlamento nazionale che dovrà affrontarla ed approvarla con procedura costituzionale.

“Una lunga battaglia che giunge a compimento, nella quale abbiamo lavorato per 3 anni, e che adesso passa a al Parlamento nazionale” commenta l’assessore regionale all’Economia e Vice Presidente della Regione Gaetano Armao.

“Complimenti agli onorevoli Figuccia, Lo Curto, Bulla, Galvagno, Aricò, Pullara, ma sopratutto al Movimento Unione dei siciliani che ha lanciato la proposta” scrive su Facebook Armao.

La norma, che diverrà parametro di costituzionalità anche per le leggi dello Stato, prevede l’inserimento di questa disposizione: “Lo Stato riconosce gli svantaggi derivanti dalla condizione di insularità e garantisce le misure e gli interventi conseguenti per assicurare la piena fruizione dei diritti di cittadinanza dei siciliani’

“Esprimo grande apprezzamento per l’approvazione del disegno di legge che mi ha visto relatore su una battaglia che da anni mi sono intestato – dice Vincenzo Figuccia deputato dell’Udc all’Ars e leader del Movimento Cambiamo la Sicilia – in questi quasi due anni abbiamo ricevuto numerose sollecitazioni per l’approvazione della legge voto di oggi con la quale inseriremo il principio di insularità attraverso una modifica dello Statuto regionale. La nostra condizione geografica fu la ragione per cui si decise di riconoscerne l’autonomia statutaria ma di questa specificità ci siamo accontentati per troppo tempo con l’illusione di interventi finanziari mai arrivati. Oggi si apre all’impegno di una modifica statutaria che può divenire simbolo di un patto con lo Stato. Adesso auspichiamo nel superamento del doppio scoglio delle Camere e incalzare lo Stato perché venga definitivamente riconosciuto lo svantaggio derivante da una condizione geografica che non può relegarci a periferia esistenziale. È già – corre l’obbligo sottolinearlo – la lungimiranza della legislazione europea ci dà ragione, attenzionando da anni all’interno del TFUE il tema del rischio di satellizzazione delle aree insulari”.

Intanto c’è già una prima stima dei costoc he deriva dalla condizione di insularità che potrebbe valere per la Sicilia tra i 4 ai 5 miliardi di euro l’anno. La stima presunta proviene da una ricerca valutativa che il governo Musumeci condurrà attraverso il dipartimento della Programmazione e l’assessorato all’Economia. La definizione di insularità comprende il concetto di “discontinuità territoriale” che caratterizza alcune regioni e che determina una specificità di natura economica, trasportistica, ambientale e sociale. Questa condizione rappresenta un oggettivo svantaggio rispetto ai territori continentali che possono godere di una maggiore facilità di collegamento e interscambio. Che l’insularità sia un fattore penalizzante è riconosciuto dalla Commissione Europea che considera le regioni interessate meritevoli di azioni politiche capaci di far superare il gap rispetto alle aree continentali.

“Lo studio che sarà terminato entro il prossimo mese di luglio – commenta l’assessore dell’Economia Gaetano Armao – fornirà al governo regionale il dato puntuale del costo occulto dell’insularità. Costo che si aggiunge alle risorse sottratte alla Sicilia. Dai conti pubblici territoriali, per i siciliani siamo oltre i 10 miliardi di perdita secca”.

La condizione di insularità potrebbe costare alla Sicilia tra i 4 ai 5 miliardi di euro l’anno. E’ la stima presunta di una ricerca valutativa che il governo Musumeci condurrà attraverso il dipartimento della Programmazione e l’assessorato all’Economia. La definizione di insularità comprende il concetto di “discontinuità territoriale” che caratterizza alcune regioni e che determina una specificità di natura economica, trasportistica, ambientale e sociale. Questa condizione rappresenta un oggettivo svantaggio rispetto ai territori continentali che possono godere di una maggiore facilità di collegamento e interscambio. Che l’insularità sia un fattore penalizzante è riconosciuto dalla Commissione Europea che considera le regioni interessate meritevoli di azioni politiche capaci di far superare il gap rispetto alle aree continentali.

“Lo studio che sarà terminato entro il prossimo mese di luglio – commenta l’assessore dell’Economia Gaetano Armao – fornirà al governo regionale il dato puntuale del costo occulto dell’insularità. Costo che si aggiunge alle risorse sottratte alla Sicilia. Dai conti pubblici territoriali, per i siciliani siamo oltre i 10 miliardi di perdita secca”.

Si calcola che nell’Unione Europea ci sono 450 isole con 14 milioni di abitanti, e di questi ben oltre 5 milioni, pari al 36 per cento, sono residenti in Sicilia. Lo studio del costo dell’insularità per l’Isola parte dalla valutazione di alcuni parametri come l’accessibilità e i relativi i costi di tempo dovuti al fatto che quasi tutte le isole dipendono dal trasporto pubblico, i conseguenziali costi monetari che derivano dall’assenza di valide alternative di collegamento e trasporto, i costi delle infrastrutture e dei servizi, che devono essere forniti singolarmente a ciascuna isola senza possibilità di realizzazioni sinergiche e i costi che, in conseguenza dei fattori elencati, gravano sugli abitanti isolani.

Lo studio del costo dell’insularità per l’Isola parte dalla valutazione di alcuni parametri come l’accessibilità e i relativi i costi di tempo dovuti al fatto che quasi tutte le isole dipendono dal trasporto pubblico, i conseguenziali costi monetari che derivano dall’assenza di valide alternative di collegamento e trasporto, i costi delle infrastrutture e dei servizi, che devono essere forniti singolarmente a ciascuna isola senza possibilità di realizzazioni sinergiche e i costi che, in conseguenza dei fattori elencati, gravano sugli abitanti isolani.