Baci e palpeggiamenti ad una ragazzina di 12 anni che data la giovanissima età nemmeno aveva capito che si trattasse di abusi sessuali.

I fatti risalgono al 2013, e si sarebbero svolti a Palermo durante alcune lezioni di equitazione che la vittima, che oggi è maggiorenne, aveva seguito.

Solo tempo dopo, durante una lezione di educazione sessuale a scuola, la ragazzina aveva capito tutto, raccontando cosa aveva subito alle compagne di classe.

Come si legge sul Giornale di Sicilia, ieri, l’uomo che avrebbe abusato della ragazzina, un 70enne, è stato condannato a tre anni e due mesi di reclusione.

A lui, impiegato del maneggio di Villa Pensabene, i giudici hanno riconosciuto il “fatto di minore gravità”, stabilendo una pena inferiore rispetto agli otto anni proposti dalla Procura.
Alla famiglia della vittima, costituita parte civile con l’assistenza dell’avvocato Rosario Sansone, è stata riconosciuta una provvisionale da 20 mila euro. L’imputato, difeso dall’avvocato Tommaso De Lisi, ha avuto anche un periodo di interdizione legale e la misura di sicurezza di un anno.

Dopo questa storia ma a causa anche di voci simili che circolavano sul suo conto, l’uomo era stato licenziato dal maneggio. L’imputato però, aveva fatto ricorso al giudice del Lavoro e riottenuto l’assunzione.
L’uomo si è sempre e strenuamente dichiarato innocente, ma la seconda sezione del Tribunale, presieduta da Roberto Murgia, non ha creduto alla sua versione dei fatti. Il suo legale ha già annunciato che farà ricorso in appello.

La vittima degli abusi sessuali, quando avvennero i fatti, e come spesso accade, si era a lungo colpevolizzata chiedendosi cosa avrebbe potuto fare per evitare i baci ed i palpeggiamenti.
Era talmente giovane, che nemmeno riuscì a farsi visitare da esperti, psicologi e psicoterapeuti che avrebbero dovuto accertare quello che era successo durante le lezioni di equitazione, mentre il palafreniere aiutava la ragazzina a salire e scendere da cavallo. I contatti proibiti si sarebbero però consumati anche in ambienti appartati.

Quando la ragazzina aveva capito e dunque scoperto che non si trattava di manifestazioni di affetto, ne aveva parlato con le compagne chiedendo loro aiuto. Queste ultime avrebbero dovuto girare con i telefonini un video per incastrare l’uomo durante quegli atteggiamenti.
Ma una professoressa aveva a sua volta compreso cosa era accaduto, informando la famiglia dell’allora 12enne che aveva denunciato il dipendente del maneggio.