Non sono bastati 3 tamponi per sapere se è affetto da Covid-19 e così stamane un paziente siracusano di 36 anni, originario di Messina, si è sottoposto ad un altro test. Una vicenda incredibile quella in cui è finito l’uomo, da 20 giorni a casa, la cui odissea ha avuto inizio il 13 marzo, giorno in cui ha accusato febbre e tosse. In questa storia ci è entrata anche la figlia di 4 anni, pure lei con sintomi influenzali. Il primo tampone, come denunciato dal Codacons, sarebbe stato smarrito, degli altri due non ci sarebbero tracce, e, nella mattinata di oggi ha ricevuto una nuova telefonata dell’Asp di Siracusa per un quarto tampone.

“Mi hanno spiegato che il materiale prelevato era stato insufficiente – spiega il paziente all’Ansa -. Eppure mi avevano fatto un tampone nasale e nel cavo orale. Mi hanno assicurato che oggi sarebbe arrivato personale più qualificato. Stentavo a credere a quello che mi stavano dicendo. Mii hanno detto che mancano i reagenti ma probabilmente se mi fossi sottoposto al tampone stamane l’avrebbero portato oggi a Catania dove potevano far eseguire il test. Ho accettato e mi hanno fatto il quarto tampone soltanto nasale”. Fortunatamente Fabrizio e sua figlia, che vivono comunque in case diverse, non hanno più febbre ma al momento solo tosse.

La sua vicenda è seguita da Bruno Messina, presidente provinciale del Codacons, che ha usato toni molto duri. “L’emergenza che ormai da inizio marzo viviamo – spiega Messina – nel nostro Paese avrebbe dovuto portare a valutare le reali capacità operative dei laboratori scelti per l’analisi dei tamponi in Sicilia e ad estenderne il numero già qualche settimana fa. Adesso si sta cercando di correre ai ripari istituendo altri strutture ma nel frattempo ci sono casi di persone che a distanza di più di 10 giorni dal tampone non sanno se sono affette da coronavirus”

 

 

 

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