“La nota dolente è rappresentata  dal servizio sanitario a cura dell’Asp di Siracusa che la regione Sicilia dispone per assistere i detenuti. Troppa lentezza e burocrazia sia per esami diagnostici sia per interventi chirurgici programmati, che superano molte volte attese di 1 o 2 anni”. Lo afferma il garante dei detenuti del carcere di Siracusa, Giovanni Villari, che chiede un’inversione di tendenza soprattutto perché una corrette prevenzione ha il merito di salvare delle vite. Ma la lentezza degli esami diagnostici è, per il garante, solo uno dei problemi all’interno della struttura penitenziaria di contrada Cavadonna in cui ci sarebbero poche attività per il recupero dei detenuti.

“Le rare attività di reinserimento – dice Villari – sociale in regime di semilibertà sospese durante la fase più difficile dell’emergenza sanitaria, solo ora stanno dando leggeri segni di ripresa.  Attualmente possono ritenersi fortunati solo quei pochi detenuti a cui è affidato qualche servizio all’interno dell’istituto (manutenzione ordinaria; lavanderia; porta vitto; spesino;). Altri hanno la possibilità di lavorare nel biscottificio annesso alla casa circondariale, sotto la cura della cooperativa Arcolaio, producendo dolci tipici e biologici utilizzando mandorle nostrane, bucce d’arancia, carrube. Poi ci sono coloro che lavorano nella tessitoria dell’istituto e producono lenzuola e federe ad uso interno. È degno di
nota il lavoro di alcuni detenuti impegnati nel laboratorio di tessitoria, i quali hanno prodotto circa 10 mila mascherine protettive in cotone a trama fitta e doppio strato con tasca”.

Inoltre, secondo il garante dei detenuti del carcere di Siracusa, “la presenza della Magistratura di sorveglianza all’interno del carcere è, per la mole di lavoro da cui sono gravati i singoli magistrati, episodica, tanto che spesso i detenuti ne lamentano l’assenza. L’ufficio del garante desidera creare sinergie con l’Ufficio della Magistratura di sorveglianza, trovare disponibilità al dialogo e all’ascolto rispetto alle criticità riferite per garantire i diritti primari dei detenuti e dei soggetti sottoposti a misure restrittive della libertà”