Ha vinto il partito del No. Il Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio, custodito nella chiesa di Santa Lucia alla Badia, a Siracusa, resterà dove è dopo la rinuncia al prestito della tela di Vittorio Sgarbi,  presidente del Mart di Rovereto, il museo dove l’opera sarebbe dovuta essere trasferita per una mostra dedicata al maestro della luce. Nei giorni scorsi, era stata inoltrata al Governo nazionale una petizione con le firma di 350 intellettuali contrari allo spostamento del quadro, in quanto ritenuto precario. In effetti, secondo quanto previsto dall’accordo tra il Mart e l’Arcidiocesi di Siracusa, custode della tela, la provincia di Trento per il prestito avrebbe provveduto al restauro dell’opera. In modo provocatorio, Sgarbi ha annunciato la sua decisione.

«Rinuncio al prestito e firmo anche io l’appello. Faremo la mostra al Mart con un’altra opera di Caravaggio. Ma adesso – commenta Sgarbi lanciando la sfida ai promotori – mi aspetto che oltre a finanziare il restauro (che attende da 15 anni) e per il quale il Mart di cui sono presidente avrebbe messo 350 mila euro, provvedano, con l’urgenza che le condizioni della tela impongono, alla realizzazione della teca che ripari l’opera dall’umidità del posto in cui si trova adesso, la Chiesa di Santa Lucia alla Badia, che è la principale causa del suo grave deterioramento».

 Sgarbi fa un passo indietro ma contrattacca proprio i firmatari dell’appello, segnalandone le contraddizioni, a cominciare da Eva Cantarella: «Sostiene come un eventuale suo trasferimento possa danneggiare l’opera, mentre è ormai acclarato come il danneggiamento sia causato dall’umidità della sede che lo ospita e non dai “viaggi”. Ha firmato un appello che contiene premesse clamorosamente false. Ed è la prova che lo ha firmato senza leggerlo. Ma c’è un paradosso: manifestando la sua contrarietà al trasferimento al Mart, e dunque alla prospettiva del restauro e soprattutto della realizzazione della teca, lo condanna, di fatto, a ulteriori danneggiamenti».

«Vuoi vedere che questi tra 10 anni non avranno fatto nulla e ci ritroveremo a parlare ancora del restauro e della teca?” conclude Vittorio Sgarbi.

 

 

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