E’ tornato in carcere Giuseppe Capozio, 32 anni, di Avola, che, il mese scorso, dopo un’istanza presentata dal suo difensore, era uscito dalla cella per scontare a casa, agli arresti domiciliari, la sua condanna ad un anno di reclusione per estorsione. Nelle prime ore del mattino, i carabinieri hanno notificato al trentaduenne, disoccupato con precedenti penali, un ordine di carcerazione, per cui, dopo aver preparato la borsa con gli effetti personali, è stato accompagnato nel carcere di Siracusa, in contrada Cavadonna. Proprio qui troverà Paolo Zuppardo, 41 anni, avolese, coinvolto con Capozio in quella estorsione del 2017 . Zuppardo, come il suo complice, (difesi dagli avvocati  Natale Vaccarisi, Antonino Campisi e Sinhue Curcuraci)  aveva beneficiato dei domiciliari ma la settimana scorsa il tribunale di Catania lo ha rispedito in cella.

La vicenda per cui entrambi sono finiti sotto processo è relativa all’intimidazione culminata nel febbraio del 2017 con l’esplosione di alcuni colpi di arma da fuoco contro un cantiere edile di Avola per la costruzione di una clinica privata.. Secondo quanto svelato  dagli inquirenti, a parlare con l’imprenditore sarebbe stato Giuseppe Capozio che non avrebbe usato una utenza personale ma una cabina telefonica.

Da un’intercettazione ambientale gli inquirenti avrebbero compreso che era imminente un danneggiamento e così, per evitarlo, sono stati richiesti i provvedimenti di arresto eseguiti il 6 luglio del 2017.

Ma i guai giudiziari non sono finiti per Giuseppe Capozio e Paolo Zuppardo che sono imputati nel processo Eclipse per mafia, droga, estorsioni ed armi.  Zuppardo, è indicato dai magistrati della Procura distrettuale antimafia uno dei capi del gruppo criminale vicino al clan mafioso Crapula di Avola ma deve rispondere di minacce aggravate nei confronti del sindaco di Avola, Luca Cannata, e del giornalista, Paolo Borrometi, che, nel corso delle udienze, sono stati già sentiti dal pm della Dda di Catania confermando di essere stati minacciati dal presunto boss di Avola.

Nei giorni scorsi, è tornato in carcere Carmelo Terranova, 72 anni, di Floridia, indicato dai magistrati della Dda di Catania come un esponente di spicco della cosca Aparo di Floridia-Solarino, legata storicamente  al clan Santapaola di Catania, e condannato a tre ergastoli per omicidio.