Il tribunale di Siracusa, dove si sta celebrando il processo per l‘omicidio dell’avolese Andrea Pace, ha nominato due consulenti, Gaetana De Luca e Stefano Antonio Amico, con il compito di trascrivere le intercettazioni telefoniche ed ambientali relative ai due imputati.

Alla sbarra ci sono due fratelli, Salvatore e Corrado Caruso, 26 e 23 anni, entrambi di Avola, accusati di aver ammazzato la vittima a colpi di pistola in via Neghelli, davanti alla porta di casa  nel giugno del 2019. Quelle conversazioni saranno determinanti per provare se davvero i due imputati sono coinvolti in prima persona nel delitto ma di questo ne sono certi sia i magistrati della Procura di Siracusa sia i carabinieri della stazione di Avola, gli stessi che hanno condotte le indagini.

Dai riscontri degli inquirenti, coordinati dai magistrati, il Procuratore aggiunto Fabio Scavone ed il sostituto Carlo Enea Parodi, ci sarebbe stata una lite tra Pace e Salvatore Caruso nelle ore precedenti al delitto. Si sarebbero ritrovati in un locale, dove avrebbero trascorso parte della serata, poi, dal racconto di qualche testimone, si sarebbero allontanati, forse per dirimere la questione in un posto senza persone. Non ci sarebbero telecamere che avrebbero filmato quello scontro e poco dopo Andrea Pace sarebbe salito a bordo del suo scooter per tornare a casa.

Dalla relazione del medico legale, che ha compiuto l’autopsia nelle ore successive all’omicidio, 4 proiettili hanno centrato il giovane in prossimità della schiena, uno, invece, ha colpito la fronte della vittima. Non è chiaro se quello è stato il colpo di grazia oppure sparando all’impazzata il killer ha  preso pure il viso. Il venticinquenne aveva quasi infilato la chiave nella toppa della porta di casa, ormai certo di andare a letto, ma potrebbe essersi girato, magari per scappare ed a quel punto sarebbe stato raggiunto in prossimità della fronte.