E’ stato ritrovato morto il migrante tunisino di 28 anni che, alle 4,25 circa di stamani, si è gettato in acqua dalla nave quarantena “Moby Zazà” che è in rada a Porto Empedocle (in provincia di Agrigento).

Il corpo priva di vita è stato ritrovato a pochi metri dalla battigia di San Leone ad Agrigento.

Come scrive Grandangolo Agrigento, a bordo ci sono altri 120 migranti, arrivati nei giorni scorsi a Lampedusa.

A lanciare l’allarme “uomo in mare” sono stati i connazionali della vittima. La Guardia di Finanza e la Capitaneria di porto hanno avviato le ricerche con le motovedette. Si sono anche alzati in volo un elicottero e un aereo della Guardia costiera.

La Procura di Agrigento ha incaricato la Gdf di occuparsi delle indagini per scoprire cosa effettivamente sia accaduto, e le ragioni per cui il migrante abbia deciso di gettarsi in acqua.

Difficile pensare, affermano gli investigatori, che il giovane tunisino abbia voluto raggiungere a nuoto la costa agrigentina anche perché le condizioni del mare sono proibitive: forza 5.

L’uomo, che indossava il giubbotto salvagente, si è gettato dalla nave da un’altezza di 15 metri.

Lo scorso 22 aprile, la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, in aula al Senato, durante il question time sul coronavirus, ha affermato che “tutti i migranti arrivati dall’inizio dell’emergenza nel nostro Paese sono stati sottoposti a screening sanitario e alla prevista quarantena. Lo stesso vale, una volta rintracciati, per quelli che eventualmente arrivano autonomamente”.

Nelle ultime settimane gli sbarchi di migranti, verificatisi sia a Lampedusa che a Portopalo, hanno non poco preoccupato, per la paura del contagio, i residenti ed i sindaci dei rispettivi comuni che hanno denunciato di non avere strutture adeguate per metterli in quarantena.

Attualmente i migranti giunti sulle nostre coste dunque, osservano il periodo di quarantena su navi in rada.

(foto tratta da Grandangolo Agrigento)