La prefettura di Messina ha sospeso dalla carica il sindaco di Tortorici (Me) Emanuele Galato Sardo. Il politico è stato posto ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta antimafia “Nebrodi” contro i clan mafiosi messinesi sgominati stamane.

In seguito analogo provvedimento è arrivato anche per il consigliere comunale di Randazzo, Vincenzo Ceraulo, posto agli arresti domiciliari dal Gip di Messina nell’ambito sempre dell’inchiesta ‘Nebrodi’ della Dda della Città dello Stretto. Ceraulo è indagato, in qualità di responsabile del CAA Liberi Agricoltori Catania 006, sportello per avviare le pratiche per poter ottenere i fondi europei stanziati, per truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche,con l’aggravante di avere favorito l’associazione mafiosa, falsità ideologica aggravata in atti pubblici.

I carabinieri del Ros e la Guardia di Finanza hanno infatti arrestato 94 persone nel corso del più imponente blitz mai messo a segno contro i clan mafiosi messinesi dei Nebrodi.

Oltre 600 i militari coinvolti nell’operazione che è stata coordinata dalla Dda di Messina, guidata dal procuratore Maurizio de Lucia.

L’inchiesta ha portato anche al sequestro di 150 imprese. Decapitati i clan mafiosi dei Batanesi e dei Bontempo Scavo.

Gli indagati sono in tutto 194.
Delle 94 misure emesse 48 sono provvedimenti di custodia cautelare in carcere, le altre di arresti domiciliari. In cella sono finiti i vertici delle famiglie mafiose dei Batanesi e dei Bontempo Scavo, gregari, estorsori e ‘colonnelli’ dei due clan storici dei Nebrodi. Le accuse sono, a vario titolo, di associazione mafiosa, truffa aggravata, intestazione fittizia di beni, estorsione, traffico di droga.

L’indagine coinvolge anche imprenditori e professionisti insospettabili come un notaio accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Il gip di Messina che ha emesso l’ordinanza, Sergio Mastroeni, ha analizzato oltre 30mila pagine di atti giudiziari. L’indagine e’ stata condotta dai carabinieri del Ros, del comando provinciale di Messina e del Comando Tutela Agroalimentare e dai Finanzieri del Comando provinciale di Messina.

Puntano sui soldi dell’Ue i clan messinesi che, da quanto emerge dall’inchiesta che oggi ha portato agli arresti avrebbero intascato indebitamente fondi europei per oltre 5,5 milioni di euro, mettendo a segno centinaia di truffe all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), l’ente che eroga i finanziamenti stanziati dall’Ue ai produttori agricoli.

 

A fiutare l’affare milionario sono stati i clan storici di Tortorici, paese dei Nebrodi, i Batanesi e i Bontempo Scavo, che, anche grazie all’aiuto di un notaio compiacente e di funzionari dei Centri Commerciali Agricoli
(CCA) che istruiscono le pratiche per l’accesso ai contributi europei per l’agricoltura, hanno incassato fiumi di denaro.

I due clan, invece di farsi la guerra, si sono alleati, spartendosi virtualmente gli appezzamenti di terreno, in
larghissime aree della Sicilia ed anche al di fuori dalla regione, necessari per le richieste di sovvenzioni.

“Cio’, – scrive il gip che ha disposto gli arresti su richiesta della Dda di Messina- con gravissimo inquinamento
dell’economia legale, e con la privazione di ingenti risorse pubbliche per gli operatori onesti”.

La truffa si basava sulla individuazione di terreni ‘liberi’(quelli, cioe’, per i quali non erano state presentate domande dicontributi). A segnalare gli appezzamenti utili spesso erano i dipendenti dei CCA che avevano accesso alle banche dati. La disponibilita’ dei terreni da indicare era ottenuta o imponendo ai proprietari reali di stipulare falsi contratti di affitto con prestanomi dei mafiosi o attraverso atti notarili falsi.

Sulla base della finta disponibilita’ delle particelle, veniva istruita da funzionari complici la pratica per richiedere le somme che poi venivano accreditate al richiedente prestanome dei boss spesso su conti esteri.

“La percezione fraudolenta delle somme – scrive il gip – era possibile grazie all’apporto compiacente di colletti bianchi, collaboratori dell’A.G.E.A., un notaio, responsabili dei centri C.A.A., che avevano il know-how necessario per procurare l’infiltrazione della criminalita’ mafiosa nei gangli vitali di tali meccanismi di erogazione di spesa pubblica e che conoscevano i limiti del sistema dei controlli”.

Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha espresso “grandissima soddisfazione per la vasta operazione antimafia di questa mattina contro le organizzazioni criminali messinesi dei Monti Nebrodi”.

La scoperta di centinaia di truffe all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea), con il sequestro di oltre 150 imprese – ha osservato Lamorgese – dimostra la capacita’ di inquirenti e investigatori, quotidianamente impegnati per scongiurare qualsiasi aggressione mafiosa nel circuito dell’economia legale e contrastare efficacemente i tentativi del sistema criminale di accaparrarsi risorse pubbliche”.

“L’operazione di oggi – ha proseguito la titolare del Viminale – conferma l’esigenza di una attenta vigilanza sulla
erogazione dei contributi per evitare che clan mafiosi si approprino, eludendo il sistema dei controlli, di ingenti
sovvenzioni europee a danno di produttori e agricoltori onesti, infiltrando settori strategici per lo sviluppo economico di importanti territori dediti alle attivita’ agro-silvo-pastorali”.

“C’è un salto di qualità della mafia che si nota sui Nebrodi ma anche a livello nazionale, con inserimenti nell’economia legale con sistemi illegali”. Lo dice Federico Cafiero de Raho, procuratore nazionale antimafia.

“Questa è un’operazione di grande importanza nella quale il Ros – prosegue De Raho – Guardia di finanza e carabinieri coordinati dalla Procura distrettuale di Messina sono riusciti a sgominare questi clan che tendevano ad accaparrarsi i terreni e quindi a utilizzare questo nuovo strumento di arricchimento. Oltre i reati tradizionali come il traffico stupefacenti, estorsioni, si muovevano nell’ambito delle frodi comunitarie, dividendosi i terreni per poi distribuire i proventi. Chi doveva controllare non controllava, chi doveva sostenere la formazione del fascicolo aziendale per ottenere i finanziamenti era complice dei clan che si arricchivano”.

“Per evitare che questo accada ancora – prosegue De Raho – si deve assegnare a un organismo pubblico amministrativo la formazione dei fascicolo. I centri di assistenza agricoli sono privati e a loro vengono delegati dall’Agea gli approfondimenti. Ma nessun accertamento veniva fatto, anzi terreni che non appartenevano a determinati soggetti fittizi, risultavano come veritieri e così si ottenevano i finanziamenti. Ricordiamo anche l’importanza del protocollo Antoci, un protocollo antimafia che per primo permise di scoprire questo tipo di attività e poi diventato uno strumento fondamentale di contrasto alle mafie”.

“L’operazione contro la mafia dei Nebrodi condotta dal procuratore Maurizio de Lucia unitamente a ROS e GICO e’ un ulteriore passo avanti dello Stato nella lotta alle mafie. Un sincero ringraziamento e un grande plauso, per un’indagine che vede coinvolte oltre un centinaio di persone. I numeri sono impressionanti, come la capacita’ di infiltrazione e di depredazione dei fondi europei. Da oggi anche nei Nebrodi si respira aria di liberta’, grazie alla dedizione delle donne e degli uomini dello Stato”. Lo afferma Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia.

Gli arrestati stamani da carabinieri e finanzieri in provincia di Messina, nell’ambito dell’operazione sulla mafia dei Nebrodi e truffe all’Ue, portati in carcere sono: Pasqualino Agostino, Calogero Barbagiovanni, Carmelo Barbagiovani, Gino Bontempo, Giuseppe Bontempo, Salvatore Bontempo, Sebastiano Bontempo, Sebastiano Bontempo 47 snni, Sebastiano Bontempo Scavo, Salvatore Calà Lesina, Gino Calcò Labruzzo, Andrea Caputo, Domenico Coci, Giuseppe Condopodero Marchetta, Samuele Conti Mica, Sebastiano Conti Mica, Ivan Conti Taguali, Giuseppe Costanzo Zammataro, Giuseppe Costanzo Zammataro, 38, Giuseppe Costanzo Zammataro, Salvatore Costanzo Zammataro, Salvatore Costanzo Zammataro, 35, Santo Destro Mignino, Sebastiano Destro Mignino, Vincenzo Galati Giordano, Vincenzo Galati Giordano, 41, Alfred Hila, Agostino Antonino Marino, Rosario Marino, Giuseppe Marino Gammazza, Francesco Protopapa, Giuseppe Scinardo Tenghi, Mirko Talamo, Giuseppe Valerio Labia, Giuseppe Armeli Moccia, Rita Armeli Moccia, Sebastiano Coci, Katia Crascì, Sebastiano Crascì, Sebastiano Craxi, Aurelio Salvatore Faranda, Davide Faranda, Emanuele Antonino Faranda, Gaetano Faranda, Gianluca Faranda, Giuseppe Massimo Faranda, Rosa Maria Faranda, Giovanni Vecchio. Agli arresti domiciliari sono: Alessio Bontempo, Lucrezia Bontempo, Giovanni Bontempo, Giuseppe Bontempo, Sebastiana Calà Campana, Vincenzo Caraulo, Jessica Coci, Claudia Costanzo Zammataro, Loretta Costanzo Zammataro, Valentina Costanzo Zammataro, Romina Costanzo Zammataro, Daniele Galati Pricchia, Alessandra Sciuto, Giuseppe Armeli, Salvatore Armeli Moccia, Antonio Caputo, Carolina Coci Rosaria Coci, Giusi Conti Pasquarello, Massimo Costantini, Barbara Crascì, Lucio Attilio Crascì, Salvatore Antonino Crascì, Salvatore Dell’Albani, Marinella Di Marco, Antonino Faranda, Ferrera Giuseppe, Innocenzo Floridia, Emanuele Galati Sardo, Giuseppina Gliozzo Roberta Linares, Giuseppe Natoli, Pietro Lombardo Facciale Francesca Lupica Spagnolo, Rosa Maria Lupica Spagnolo, Antonia Strangio, Giorgio Marchese, il notaio Antonino Pecoraro, Massimo Pirriatore, Elena Pruiti, Danilo Rizzo Scaccia Angelica Giusy Spasaro, Giuseppe Natale Spasaro Salvatore Terranova, Giuseppe Villeggiante, Carmelino Zingales.

l consiglio notarile di Agrigento in una nota dice che dal 2016 aveva avviato nei confronti del notaio Antonino Pecoraro, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa nell’operazione antimafia sulle cosche dei Nebrodi, una serie di procedimenti disciplinari in conseguenza dei controlli effettuati periodicamente sull’attività dei notai. “I procedimenti – dice il consiglio – riguardavano fittizie intestazioni di beni immobili attraverso il meccanismo dell’usucapione, non accertata giudizialmente, che si sono conclusi con la sanzione della sospensione temporanea dell’attività professionale disposta da parte della Coredi Sicilia – la Commissione regionale di disciplina dei notai presieduta da un magistrato. La Coredi contemporaneamente aveva comunicato alla Procura di Agrigento l’avvio dei procedimenti disciplinari”.