Il coordinatore regionale di Forza Italia in Sicilia, Marcello Caruso, ha disposto la sospensione dal partito di Maurizio Croce, coinvolto in una indagine sulla corruzione relativa agli appalti del dissesto idrogeologico a Messina gestiti attraverso episodi corruttivi governati attraverso regali, lavori edili privati e soldi per la campagna elettorale.

“Sono assolutamente fiducioso e rispettoso del lavoro svolto dalla Magistratura, che è soltanto all’inizio del proprio iter – afferma Caruso – così come auspico che la vicenda possa essere al più presto risolta e che il Consigliere Croce possa chiarire la propria posizione.”

“A conferma del nostro impegno costante per la trasparenza e la legalità ed allo stesso tempo per sottolineare la posizione chiara ed inequivocabile di Forza Italia nel pretendere che sia fatta chiarezza in tempi brevi, abbiamo ritenuto di sospendere il consigliere Croce dal partito e da qualsiasi incarico”.

La vicenda

Ieri i provvedimenti nell’ambito dell’inchiesta per corruzione nell’appalto di riqualificazione del torrente Bisconte Catarratti, finanziamenti illeciti utilizzati anche per la campagna elettorale. Indagine della procura guidata da Antonio D’Amato e del comando provinciale della Guardia di Finanza di Messina che ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre soggetti, die dei quali, destinatari della misura degli arresti domiciliari, e uno di questi è il commissario contro il dissesto idrogeologico e consigliere comunale Maurizio Croce finito ai domiciliari, mentre per un terzo c’è misura interdittiva della capacità di contrarre con la Pubblica Amministrazione), indagati, a vario titolo, per una serie di fatti corruttivi concernenti l’aggiudicazione e l’esecuzione di appalti, promossi dal Commissario di Governo contro il dissesto idrogeologico per la Regione Siciliana.

Mazzette, soldi per la campagna elettorale, lavori edili e Rolex

Gli accertamenti di polizia giudiziaria consentivano di svelare, secondo l’accusa, l’esistenza di un rapporto privilegiato, consolidatosi nel tempo, tra il vertice della struttura commissariale e il rappresentante legale dell’impresa esecutrice dei lavori. Quest’ultimo, infatti, al fine di ottenere una più favorevole e celere gestione delle fasi esecutive dell’appalto, ovvero di garantirsi future commesse pubbliche, in accordo con il vertice della struttura commissariale, prometteva ed erogava regali div aria natura ai funzionari incaricati di sovrintendere all’opera e, in particolare, sia al direttore dei lavori che al funzionario incaricato di validare i lavori svolti. Concretamente i regali consistevano nell’effettuazione di lavori edili presso abitazioni private per importi complessivi quantificati in circa 80 mila euro; nel caso del funzionario impiegato direttamente presso la Struttura Commissariale, nel pagamento di tasse universitarie, per un corso di laurea che lo stesso funzionario intendeva frequentare, per un valore di oltre 7 mila euro.

Inoltre lo stesso vertice della Struttura Commissariale, avrebbe ricevuto benefici soldi per la campagna elettorale, per oltre 60 mila euro. In questo senso, per scongiurare il rischio della ricostruzione della provenienza dei finanziamenti, l’imprenditore, attraverso un meccanismo di fatturazione per operazioni inesistenti, solo formalmente, intestate alla contabilità dell’appalto pubblico, aveva costituito la provvista finanziaria in capo ai responsabili di ulteriori imprese, con cui aveva ordinari rapporti economici, affidando loro il compito di effettuare i pagamenti a sostegno della campagna elettorale.

Fra l’altro il rappresentante di fatto della società affidataria dell’appalto – secondo l’accusa – aveva acquistato un orologio Rolex Daytona del valore di oltre 20 mila Euro in favore della persona che “intermediava” le dazioni illecite a favore della campagna elettorale ed effettuava, sempre a beneficio di quest’ultimo, lavori di ristrutturazione anche presso un noto negozio di abbigliamento di Messina, per un valore di oltre 30 mila euro; e ciò al fine di remunerarne l’illecita attività.

Da ultimo, sempre su richiesta del vertice della struttura commissariale, e, in questo specifico caso, con l’intermediazione di un diverso soggetto privato legato da rapporti di fiducia al Commissario, la società appaltatrice effettuava importanti lavori di messa in sicurezza presso una rinomata struttura ricettiva privata, per un importo di quasi 100 mila euro.

 

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