“Un po’ i politici li conosciamo ma i politici sono come le banche, li devi usare! E ogni volta che li usi, paghi, basta! Non è che c’è l’amico politico, non c’è l’amicizia in politica”. E’ quanto afferma l’imprenditore Paolo Arata, indagato dalla Procura di Roma, in una intercettazione del settembre scorso (agli atti dell’inchiesta) parlando con un imprenditore. A proposito dell’intercettazione gli inquirenti scrivono che Arata “pur non facendo esplicito riferimento alla tangente ma recando riferimento a Siri, esternava l’eloquente considerazione”.

Il dialogo è citato in una informativa della Dia depositata dai pm di Roma in vista di un incidente probatorio fissato per il prossimo 25 luglio.

“Ci mettiamo mano al 100% al decreto sulle rinnovabili, l’ho fatto bloccare”. Lo afferma in una intercettazione ancora Arata, parlando con il figlio nel maggio del 2018.

Gli inquirenti scrivono che Arata “forte della provata disponibilità di Armando Siri, che gli aveva consentito di bloccare il cosiddetto ‘decreto Calenda’ e fiducioso nel fatto che lo stesso senatore avrebbe a breve ricoperto un rilevante incarico di governo, diceva al figlio che grazie a Siri, appunto, avrebbero avuto la possibilità di far inserire nel prossimo decreto sulle rinnovabili norme di favore rispetto ai loro investimenti siciliani in quel settore come detto condivisi con il noto Vito Nicastri.

Nel corso del dialogo Arata aggiunge: “dobbiamo lavorarci un po’ bene anche sul fotovoltaico… datemi qualche idea di cosa volete che venga messo dentro… ci facciamo mettere le cose che ci interessano a noi… facciamo mettere quello che vogliamo. Facciamo approvare subito nel giro di un mese e lo mandiamo via”, conclude l’imprenditore.

L’imprenditore Paolo Arata grazie all’intervento di Armando Siri “chiese e ottenne che nel contratto di governo tra Lega e Cinque Stelle si parlasse di biometano, onde poter utilizzare tale argomento a proprio favore” emerge ancora dalla informativa della Dia. Nella stessa informativa viene allegata la pagina del contratto di Governo Lega-M5S in cui si fa riferimento al biometano

Arata, indagato dalla Procura di Roma per corruzione, si “prodigò” nel maggio del 2018 su richiesta di Armando Siri “affinchè quest’ultimo ottenesse un incarico di Governo”. E’ quanto emerge da una informativa della Dia di Trapani depositata dai pm di Roma in vista dell’incidente probatorio del 25 luglio prossimo nell’ambito dell’indagine che vede indagato anche Siri per corruzione.

“Dopo che Arata aveva ottenuto l’opposizione pubblica (tramite Armando Siri) della Lega rispetto all’emanando decreto sulle Rinnovabili (il cosiddetto decreto Calenda) – si legge nell’informativa – e proprio mentre stava tentando di fare inserire un testo di apertura verso gli impianti di biometano, nel Contratto di Governo, contestualmente si prodigava, su richiesta di Siri, affinché quest’ultimo ottenesse un incarico di Governo”.

Gli inquirenti scrivono che “una prima acquisizione in tal senso si otteneva il 17 maggio del 2018 grazie ad una conversazione tra Paolo Arata e il figlio Francesco, intercettata a bordo dell’auto. Nello specifico – prosegue l’informativa – Arata dice al figlio di avere ‘sponsorizzato’ tramite Gianni Letta, Siri a Silvio Berlusconi che lo aveva addirittura chiamato“.

Nella intercettazione l’imprenditore afferma: “Pensa un po’ che Armando – dice al figlio – l’ho fatto chiamare io da Berlusconi…cazzo non c’era riuscito…devo dire che Letta è sempre un amico…sono andato lì…gliel’ho detto..dico chiama…chiama Armando…perché Armando…dice…sai se non mi sostiene Berlusconi”. L’informativa prosegue affermando che “a dire dell’Arata, Gianni Letta si sarebbe anche adoperato per ‘intervenire’ (non si sa in che termini) su Giancarlo Giorgetti in favore del figlio Federico Arata”.

Nell’attività di “sponsorizzazione” che Paolo Arata fece per fare ottenere ad Armando Siri un ruolo di governo, l’imprenditore avvicinò anche il cardinale statunitense Raymond Leo Burke “importante esponente della Chiesa Cattolica”.

“Arata auspicava in particolare un intervento dell’alto prelato – è scritto nell’informativa – direttamente su Giancarlo Giorgetti in favore di Siri. Nella medesima conversazione, Arata chiedeva al cardinale di intervenire anche in favore del figlio Federico, per fargli ricoprire l’incarico di viceministro al ministero degli Esteri”. Arata parlando con Burke afferma: “Federico mi ha chiamato adesso da Dubai… di ricordarle se può fare quel famoso intervento su Giorgetti dagli Stati Uniti, ecco mi ricorda, ma lei non ha bisogno… di essere ricordato”. Burke risponde: “Sì sì quando è il momento giu.. io sono pronto quando lei mi dic… mi dica… io invierò subito a …(incomprensibile)”. Arata replica: “Ecco invece dagli Stati Uniti riesce, mi diceva Federico a far arrivare qualche messaggio… perché se lui Federico andasse agli Esteri, come vice ministro… sarebbe una cosa importante per tutti… perché rischia di andare agli esteri Di Maio… e ora capisce… e allora gli mettiamo a fianco Federico… beh è una bella garanzia… ecco per tutti…”

Arata tira in ballo anche il ministro Salvini. Accade sempre nella intercettazione ambientale del 23 maggio 2018 nella quale parla con il figlio.

“Ieri sera c’è stato Armando (Siri, ndr) da noi, Di Maio vuole andare alle attività produttive”. Afferma Arata. Il dialogo prosegue. Francesco Arata dice al padre: “Che palle, sicuro ci va?”. L’imprenditore risponde: “E ci va sicuro, l’ha chiesto lui! Allora Salvini non sa dove mettere Armando poi io gli ho detto che deve fare il vice ministro con la delega dell’energia e lui lo ha chiesto a Salvini e Salvini ha chiamato anche casa nostra ieri”.