È corsa contro il tempo per salvare le stabilizzazioni appena confermate dalla giunta comunale di 110 ex Lsu e altri 34 lavoratori tra uscieri, custodi, portieri. La scadenza è stata annunciata dai sindacati che ora premono per la stabilizzazione entro il 31 dicembre. Il rischio, secondo le sigle sindacali, è vedere sfumare il sogno stabilizzazione.

Senza approvazione del bilancio consolidato però sembra impossibile procedere alla firma sul contratto a tempo indeterminato. Una delibera che gli uffici difficilmente riusciranno a produrre per tempo. La stabilizzazione, se tutto va bene, arriverà sul filo del rasoio.

Come si legge sul Giornale di Sicilia, i consiglieri devono approvare il bilancio consolidato 2018 che assomma i dati economici del Comune e quelli delle sue società partecipate. Un documento che il Consiglio avrebbe dovuto approvare a settembre. La votazione è slittata suscitando il malumore del presidente Totò Orlando,che in una nota ha evidenziato il ritardo con cui gli atti vengono trasmessi all’attenzione dell’organo che presiede. Il documento presenta comunque un un buco da 10,4 milioni che i Revisori chiedono di eliminare prima possibile nonostante il parere positivo accordato.

E la preoccupazione maggiore viene dai sindacati che paventano il rischio della mancata stabilizzazione di 144 precari. “Questi lavoratori sono nelle mani del Consiglio che entro il 31 dicembre deve approvare il bilancio consolidato 2019: senza questo provvedimento, infatti, non potranno essere firmati i contratti a tempo indeterminato che, per legge, vanno invece siglati entro quest’anno e il primo gennaio sarà già troppo tardi – dicono Giuseppe Badagliacca e Nicola Scaglione del Csa-Cisal -. Per questo rivolgiamo un appello a tutti gli schieramenti politici: l’atto va approvato in fretta e senza ridursi all’ultimo minuto, dando così agli uffici l’opportunità di preparare i documenti necessari e di far firmare le assunzioni entro il termine previsto per legge. Il rischio di far saltare le stabilizzazioni è elevatissimo – concludono i due sindacalisti – e Palermo non se lo può permettere, serve senso di responsabilità nei confronti della città e dei lavoratori”.