Sono stati stabilizzati i 259 lavoratori ASU impiegati nei beni culturali in Sicilia. Un risultato atteso da anni e raggiunto dopo un lungo percorso amministrativo e sindacale.

La svolta arriva a distanza di sedici mesi dall’approvazione della legge regionale, già validata dalla Corte Costituzionale, ma rimasta finora inattuata.

Si supera così la precarietà storica e si garantisce finalmente ai lavoratori un contratto a tempo pieno e indeterminato, capace di assicurare stabilità economica e riconoscimento professionale.

Il ruolo dei sindacati nella vertenza

A rivendicare il risultato sono Michele D’Amico e Rosario Greco, rispettivamente responsabili regionali del Cobas-Codir e di Confintesa per le politiche del terzo settore, che hanno sottolineato il lavoro costante, fatto di confronto istituzionale e presenza nei luoghi di lavoro.

“Cobas-Codir e Confintesa – sottolineano i due sindacalisti – hanno guidato la vertenza fin dall’inizio. Abbiamo presentato dossier tecnici alla V Commissione dell’Assemblea Regionale Siciliana, abbiamo contestato i dubbi sollevati dall’allora governance pro tempore della Società Servizi Ausiliari Sicilia, che richiamava un presunto “diritto di precedenza” in fase di assunzione, e abbiamo prodotto una memoria all’Ufficio legislativo e legale della Regione, ottenendo un parere pienamente favorevole. Nonostante questo via libera, ulteriori cavilli burocratici hanno ritardato l’iter, ma un lavoro quotidiano di pressione, trasparenza e presenza sui luoghi di lavoro ha consentito di superarli”.

Il contributo della politica regionale

Decisivo anche il supporto politico. “Determinante – puntualizzano D’Amico e Greco – è stato il contributo politico della V Commissione ARS e, in particolare, dell’onorevole Marianna Caronia, ideatrice e sostenitrice della norma che ha reso possibile la stabilizzazione. La collaborazione fra sindacato e rappresentanza politica ha dimostrato che, quando si agisce con metodo e responsabilità, le resistenze istituzionali possono essere vinte”.

Un esempio di collaborazione tra istituzioni e rappresentanze dei lavoratori, che ha permesso di trasformare una norma in un traguardo effettivo.

“Il risultato è concreto – commentano i due sindacalisti – 259 lavoratori ASU sono ora dipendenti a tempo pieno e indeterminato. Per loro significa libertà dal continuo senso di provvisorietà, dignità professionale riconosciuta e un reddito, che permette di pianificare il futuro con serenità. È anche un segnale di fiducia nei confronti delle istituzioni, che in questo caso hanno saputo tradurre le esigenze reali dei cittadini in atti normativi efficaci”.

Un modello replicabile anche in altri contesti

La vicenda potrebbe diventare un modello replicabile anche in altri contesti. “Cobas-Codir e Confintesa – concludono D’Amico e Greco – continueranno a vigilare sull’applicazione di quanto appena conquistato. Questa vicenda dimostra che un’alleanza solida fra sindacato, politica e amministrazione pubblica può trasformare i diritti in realtà, offrendo un modello replicabile per altre situazioni di precariato”.