La corsa alla privatizzazione dell’aeroporto di Catania si prende una pausa. La SAC, Società Aeroporto Catania S.p.A., che gestisce gli scali di Fontanarossa e Comiso, ha prorogato al 15 giugno 2026 il termine per la presentazione delle manifestazioni di interesse all’acquisto di una quota azionaria di maggioranza compresa tra il 51 e il 66 per cento del capitale sociale. La scadenza originaria era fissata al 3 giugno.

I motivi dello slittamento

A disporre la proroga è stato il RUP, l’avvocato Gaetano Sardo, con un provvedimento che mette nero su bianco le ragioni dello slittamento: l’elevato numero di richieste di chiarimenti pervenute da operatori interessati, alcuni con sede legale fuori dall’Unione europea — e le istanze di proroga presentate da una pluralità di soggetti extra-UE, che hanno evidenziato la complessità della procedura e la necessità di acquisire la documentazione richiesta dall’invito. A pesare anche l’esigenza di garantire tempo sufficiente per esaminare le 81 risposte fornite dalla SAC ai quesiti degli aspiranti acquirenti. Le manifestazioni di interesse, con i relativi allegati e l’accordo di riservatezza, dovranno ora essere sottoscritte con firma digitale e inviate tramite PEC entro le 23:59 del 15 giugno.

Cosa c’è in ballo

La procedura in corso è il primo atto formale di una privatizzazione voluta dal governo nazionale: chi si aggiudicherà la gara otterrà il controllo di uno degli asset strategici più rilevanti del Mezzogiorno, con oltre 12,5 milioni di passeggeri l’anno, concessione fino al 2049 e ricavi che nel 2025 hanno superato i 110 milioni di euro.

Mpa pone un altro freno

È su questo scenario che il MPA-Grande Sicilia ha scelto di alzare la voce, e non per la prima volta. Il gruppo consiliare catanese, composto da Orazio Grasso, Bruno Brucchieri e Simona Latino, ha presentato un ordine del giorno al Consiglio Comunale straordinario dedicato alla privatizzazione SAC, chiedendo che qualsiasi cessione sia subordinata a condizioni stringenti: attuazione integrale del Masterplan aeroportuale, tutela dei livelli occupazionali, valorizzazione dello scalo di Comiso, opere compensative per la città di Catania e clausole vincolanti sugli investimenti per l’intera durata della concessione.

I tre consiglieri hanno sollevato una domanda che suona come un atto d’accusa: perché si procede alla vendita senza una valutazione indipendente del valore della società e senza un prezzo minimo di salvaguardia? «Chiunque voglia procedere alla cessione della maggioranza della SAC ha il dovere di fornire risposte chiare ai cittadini siciliani», è la sintesi della loro posizione.

Le critiche a Torrisi del deputato Primavera

Sul fronte regionale, il deputato MPA Santo Primavera aveva già alzato più di un sopracciglio in Commissione Trasporti all’Assemblea Regionale Siciliana, esprimendo perplessità sia sul ruolo assunto dall’amministratore delegato Nico Torrisi nella conduzione della procedura, sia sulle modalità stesse della manifestazione di interesse, ritenute tali da favorire offerte al ribasso. Una critica tecnica che si salda con quella politica: la sensazione, nel partito autonomista, è che l’intera operazione stia procedendo con una velocità inversamente proporzionale alla trasparenza.

Il fronte siracusano

Il fronte del rallentamento non si esaurisce a Catania. A Siracusa, il coordinatore provinciale MPA Enzo Vinciullo aveva già denunciato pubblicamente che la provincia aretusea, azionista SAC con il 12,13 per cento del capitale, più la quota incorporata nella Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, non ha ottenuto un solo seggio nel nuovo Consiglio di Amministrazione. Socio senza rappresentanza nella trattativa più importante degli ultimi decenni. A rafforzare quella posizione è arrivata la mossa istituzionale del presidente del Libero Consorzio di Siracusa, Michelangelo Giansiracusa, che il 29 maggio ha chiesto formalmente il differimento dell’assemblea dei soci del 9 giugno, quella chiamata a deliberare sulla quota da cedere e sugli assetti di governance.

Gli appetiti su Fontanarossa

Sullo sfondo, restano gli appetiti internazionali. I rischi sono tariffe in rialzo, revisioni delle rotte low cost, investimenti rinviati sulle nuove infrastrutture, e soprattutto il destino incerto di Comiso, incluso nell’operazione come asset obbligatorio ma con ritorni economici tutt’altro che garantiti: sono scenari che i critici della privatizzazione considerano concreti, non teorici. Il 15 giugno si avvicina. E sul dossier SAC, dentro il centrodestra siciliano, la coesione resta un obiettivo lontano.