Ad Avola l’acqua si paga senza sapere quanta se ne consuma. A denunciarlo è l’associazione La Città che Vorrei, che dà conto di una altra sentenza del Giudice di Pace favorevole ai cittadini: annullato un accertamento esecutivo inviato dalla SOGERT, con una bocciatura netta del criterio con cui il Comune calcola il canone idrico.
La sentenza
Il giudice è netto: il criterio forfettario, secondo quanto riporta il movimento, “può assumere rilevanza e ritenersi legittimo solo se oggetto di specifica pattuizione negoziale tra le parti, nella quale sia fissato e riportato espressamente il dato”. Mancando quella pattuizione, l’accertamento cade: “la domanda avente ad oggetto la declaratoria di non debenza del canone idrico addebitato al ricorrente attraverso un calcolo a forfait è fondata per l’insussistenza di un valido titolo contrattuale”. Tradotto: senza un contratto che autorizzi espressamente il calcolo forfettario, il Comune non può pretendere quelle somme. E questa non è una sentenza isolata-
Eppure, prosegue l’associazione, l’Amministrazione comunale procede come se nulla fosse: bollettini a forfait, pignoramenti di conti correnti, incarichi legali per difendere accertamenti che i tribunali continuano a bocciare. Il paradosso avolese ha una spiegazione tecnica prima ancora che politica: in città non esistono contatori idrici domestici. Ogni utenza viene fatta corrispondere a un consumo standard, 250 metri cubi l’anno, che genera una bolletta 2026 intorno ai 428 euro, uguale per chi consuma poco e per chi, come ha raccontato nelle settimane scorse un residente a BlogSicilia, la domenica lava “l’auto, la veranda, il cortile” tanto la cifra non cambia.
La denuncia
Un sistema che azzera ogni incentivo al risparmio e che La Città che Vorrei definisce senza mezzi termini “creativo”, elencando criticità che vanno oltre il forfait: operai idraulici comunali ricollocati negli uffici mentre il servizio tecnico viene appaltato all’esterno, il depuratore in mano ai privati da oltre un decennio nonostante un appalto pensato per durare nove mesi, fondi Cipess da un milione di euro per la centrale di sollevamento di Gallina di cui si sono perse le tracce, e la voragine del Pozzo Giordano, dove dei 46 litri al secondo captati alla fonte solo 14 arrivano alla vasca di accumulo. Gli altri 32 spariscono nel nulla — e nessuno, a oggi, sa spiegare dove.
Il nuovo gestore idrico
Il contesto in cui si inserisce questa vicenda locale è quello, ben più ampio, della riorganizzazione del servizio idrico integrato in provincia di Siracusa. Da fine 2025 la regia è passata ad Aretusacque SpA, il gestore unico nato dalla convenzione tra i Comuni (51% del capitale) e il socio privato guidato da Acea Molise (49%). Aretusacque ha finora preso in carico la rete idrica e fognaria del Comune di Siracusa, gestita fino a quel momento in proroga da SIAM. Per gli altri Comuni del territorio, Avola compresa, è previsto un anno di tempo per il passaggio delle reti idriche al nuovo gestore unico.
È qui che la vicenda avolese si interseca con la sua possibile soluzione: il subentro di Aretusacque dovrebbe segnare la fine della stagione del forfait. Il nuovo gestore prevede infatti l’installazione di contatori che misureranno i consumi reali, chiudendo il capitolo delle bollette calcolate a tavolino che il Giudice di Pace continua a smontare. Restano però nodi non ancora sciolti, primo tra tutti quello economico: chi pagherà l’installazione dei contatori? Se il costo dovesse ricadere sugli utenti, la transizione verso un sistema più equo rischia di trasformarsi essa stessa in un nuovo terreno di scontro.
I ricorsi
Avola, va ricordato, ha comunque impugnato davanti al TAR di Catania gli atti che hanno portato alla nascita di Aretusacque, contestando, assieme a Portopalo e Francofonte, le modalità della nomina commissariale e la scarsa trasparenza sui contenuti della convenzione trentennale firmata con il socio privato. Un ricorso che riguarda la governance del gestore unico, non la gestione autonoma rivendicata invece da Palazzolo Acreide, ma che certifica quanto il passaggio a Aretusacque resti, anche sul piano politico, tutt’altro che indolore. Tra un anno, se i tempi verranno rispettati, ad Avola i contatori dovrebbero sostituire il calcolo a forfait. Fino ad allora, il canone resterà quello di sempre.






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