Quasi un miliardo di euro, per la precisione circa 894 milioni già finanziati, destinati alle infrastrutture idriche siciliane. Lo annunciano, in due note separate, la senatrice di Forza Italia Daniela Ternullo e il deputato di Fratelli d’Italia Luca Cannata, entrambi reduci da un confronto con il sottosegretario alle Infrastrutture Tullio Ferrante sul quadro degli interventi programmati dal Ministero per l’isola.

I soldi per la provincia di Siracusa

Per la provincia di Siracusa la fetta si aggira sui 12,17 milioni di euro, spalmati su otto comuni: Siracusa (260mila euro per via Mosco e via Trapani), Augusta (quasi 799mila euro), Priolo Gargallo (3,6 milioni), Avola (1,4 milioni tra condotta Miranda e centrale di Gallina), Noto (oltre un milione), Pachino (1,5 milioni), Lentini (2,5 milioni) e Sortino (un milione). Cannata aggiunge che restano in attesa di copertura finanziaria due interventi a Floridia, mentre sulla diga di Lentini un primo lotto di manutenzione è già coperto.

Ternullo e Cannata

“Il Governo è al fianco della Sicilia e del territorio siracusano: i numeri lo confermano”, dichiara Ternullo, che parla di “cifre importanti” e promette di “seguire da vicino ogni singolo intervento, perché le risorse stanziate a Roma si trasformino in cantieri aperti sul territorio”.

Sulla stessa linea Cannata, che rivendica una “concreta attenzione del Governo Meloni verso la Sicilia” e definisce gli interventi “attesi da anni”. Ma il deputato aggiunge un passaggio che vale la pena sottolineare: sarà “fondamentale che il gestore del servizio idrico integrato e l’ATI rafforzino la capacità di programmazione e progettazione”, perché senza progetti di qualità i fondi europei e statali rischiano di restare sulla carta.

Il nodo dell’acqua

Quello dell’acqua è uno dei nodi irrisolti in Sicilia. A fine aprile la Regione ha certificato circa 580 milioni di metri cubi negli invasi principali, in crescita rispetto al 2025 e giudicati sufficienti per l’estate: sulla carta, insomma, l’acqua c’è. Nei rubinetti, molto meno.

La rete idrica siciliana perde infatti oltre il 50% dell’acqua immessa: un colabrodo che vanifica gran parte degli investimenti su invasi e dissalatori, perché la risorsa si disperde prima di arrivare agli utenti. Non è un caso isolato: secondo dati Istat, il 29,2% delle famiglie siciliane segnala erogazioni irregolari, una delle percentuali più alte d’Italia, e circa una famiglia su due non beve acqua dal rubinetto per sfiducia nella qualità e nei controlli.

I casi a Siracusa (Ortigia) e nell’Agrigentino

Il caso più recente ed emblematico nel Siracusano è quello di Ortigia, il centro storico del capoluogo, cuore pulsante del turismo, dove la crisi idrica è galoppante. Non distante, sul fronte occidentale dell’isola, la provincia di Agrigento continua a convivere con turnazioni, autobotti e ordinanze sindacali di risparmio idrico, a dimostrazione che le criticità localizzate restano forti anche quando il bilancio idrico regionale viene descritto come “nella norma”.

La Governance frammentata ed il piano di riforma della Regione

A complicare il quadro c’è una governance  frammentata che si traduce con concessioni datate e cantieri fermi. Di recente, l’assessore all’Energia, Francesco Colianni, ha annunciato una riforma del sistema idrico siciliano che punti ad una gestione più ordinata ed omogenea.

Nel 2026 l’associazione ANAFePC ha presentato esposti a nove Procure siciliane coinvolgendo tre ministeri, e all’Ars c’è chi chiede una commissione d’inchiesta sui fondi e le responsabilità accumulate negli ultimi cinquant’anni di gestione del sistema idrico.

“Vigilare su opere”

I quasi 900 milioni annunciati da Ternullo e Cannata sono dunque una boccata d’ossigeno per reti vetuste che ne hanno urgente bisogno. Il tema adesso sarà la spesa. “Come vicepresidente della Commissione Bilancio continuerò a seguire con attenzione l’attuazione di questa programmazione affinché le opere vengano realizzate nei tempi previsti e le risorse si traducano rapidamente in benefici concreti per i territori” chiosa Cannata.