Oltre un secolo e mezzo di carcere, per la precisione 171 anni, per gli scappati della mafia di passo di Rigano sono stati chiesti dall’accusa nelle fasi finali del processo al clan Inzerillo. Sono 23 gli imputati che hanno scelto il rito alternativo, mentre un’altra decina saranno giudicati in tribunale. La pena più pesante è stata chiesta dalla Dda per il presunto capo della famiglia, Tommaso Inzerillo: 20 anni. L’uomo, 70 anni, è il cugino di Salvatore, ucciso l’11 maggio 1981.

Si tratta della famiglia, gli Inzerillo, che dopo l’ascesa dei Corleonesi a Palermo, furono costretti a scappare in America per salvarsi dal bagno di sangue che era appena iniziato. Ora però sarebbero tornati a controllare il mandamento, avviando nuove attività commerciali, riciclando denaro e decidendo estorsioni e messe a posto, da qui la retata conclusa lo scorso anno.

Come si legge sul Giornale di Sicilia, ultra condanna pesante è stata chiesta per Giovanni Buscemi, 65 anni, considerato un altro personaggio di grosso spessore della famiglia mafiosa, anche per lui 20 anni. Dieci anni invece sono stati chiesti per Francesco Inzerillo, 64 anni, detto Franco u truttaturi, fratello di Salvatore e dunque cugino di Tommaso. Condanne pesanti sono state sollecitate pure per Giuseppe Sansone, 14 anni e 8 mesi; 14 anni 2 mesi per Alessandro Mannino, 14 anni per Antonino Fanara, 12 anni per Benedetto Militello e Giuseppe Spatola, genero di Tommaso Inzerillo. Dieci anni inoltre per Santo Cipriano, Antonio Di Maggio e Giuseppe Lo Cascio. Condanne più lievi per i presunti fiancheggiatori del clan: Giovanni Buccheri e Veronica Cascavilla (2 anni e 4 mesi), Tommaso La Rosa (2 anni e 2 mesi), titolare del negozio di articoli sportivi «La Rosa sport» e poi 2 anni per Paolina Argano, Alfredo Bonanno, Maurizio Ferdico, Antonino Intravaia, Salvatore Lapi, Alessandra Mannino, Fabio Orlando, Rosalia Purpura e Giovanni Sirchia.

Le indagini, scaturite nell’operazione “New Connection”, permisero di appurare, secondo l’accusa, il forte legame instaurato tra Cosa Nostra palermitana e la criminalità organizzata statunitense, con particolare riferimento alla potente Gambino Crime Family di New York, nonché la forte capacità pervasiva, da parte della famiglia mafiosa di Passo di Rigano, sull’economia legale dell´omonimo quartiere, secondo una capillare divisione di ruoli e mansioni: dalla fornitura alimentare all’ingrosso alle classiche estorsioni, passando per la gestione dei giochi e delle scommesse on line.

A Passo di Rigano, secondo gli inquirenti, avevano ricostituito la loro roccaforte criminale importanti esponenti della famiglia Inzerillo, una storica cellula mafiosa palermitana, decimata negli anni ’80 dalla seconda guerra di mafia. Agli esiti delle indagini, è risultato infatti che questi “scappati”, rientrati in Italia nei primi anni duemila, avessero ricostituito le file della “famiglia”, anche grazie al ritrovato equilibrio con la fazione criminale avversa. L’inchiesta aveva svelato l’asse tra Cosa nostra siciliana e i clan d’oltreoceano.