“Riprendiamo a parlare del Grande Migliore di Palermo“. Ad accendere i riflettori sulla vicenda è Mimma Calabrò, Segretario Generale Fisascat Cisl Palermo Trapani che spiega: “Dopo la chiusura delle varie unità produttive nel 2017, sembra essere calato il silenzio su una vicenda che, negli anni, ha coinvolto circa 250 lavoratori. Una storia travagliata quella dei lavoratori Grande Migliore: prima il fallimento della Società nel 2014, poi il ricorso agli ammortizzatori sociali per passare infine alla Gieco, società che assorbì solo una parte della forza lavoro iniziale, che tuttavia fallì nel 2017.

Ad oggi, l’avvocato Alberto Marino, nominato curatore fallimentare dal Tribunale di Palermo, ha avviato, con grande impegno, una articolata interlocuzione con gli uffici comunali attraverso la stipula di un atto aggiuntivo alla convenzione urbanistica (a suo tempo stipulata tra il Comune di Palermo e la Migliore SpA) che consenta la vendita del grande centro di viale Regione Siciliana ad un prezzo che possa soddisfare i crediti vantati dai lavoratori a causa di stipendi non percepiti – continua la sindacalista – Gli uffici tecnici comunali hanno già riconosciuto le ragioni poste dalla Curatela sottoponendo al Consiglio Comunale la bozza dell’atto aggiuntivo, inserendola all’ordine del giorno. Tuttavia, il susseguirsi di una serie di rinvii ha impedito il pronunciamento in materia da parte del Consiglio Comunale con il conseguente danno non soltanto alla Curatela e, conseguentemente, ai creditori ma anche ai lavoratori stessi considerato che, a parità di prezzo offerto da eventuali compratori, l’immobile sarà aggiudicato alla società che si impegnerà ad assumere il maggior numero di ex dipendenti Migliore S.p.A.

“Chiediamo, pertanto, al Sindaco di Palermo di intervenire con carattere di urgenza affinché si esca dalla fase di impasse ingeneratasi. E’ impensabile che una struttura di questo tipo, altamente appetibile anche per imprenditori anche di livello internazionale data la sua ubicazione strategica, venga lasciata in un simile stato di abbandono. Reduci del travagliato periodo dovuto alle centinaia di richieste di cassa integrazione da Covid-19, la riapertura dei locali dell’ex Grande Migliore non potrebbe che fare ben sperare non soltanto gli ex dipendenti che hanno perduto il proprio posto di lavoro ma potrebbe divenire altresì una opportunità per i giovani palermitani alla ricerca di un posto di lavoro, scongiurando l’abbandono della nostra splendida terra – conclude la Calabrò – Non lasciamo che venga vanificato il lavoro fin’ora fatto dal sindacato e dalla Curatela. La fragile economia della città di Palermo non può permettersi di perdere una simile opportunità”.