Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Siracusa ha convalidato i 3 arresti per estorsione ai danni di un imprenditore agricolo ma ha disposto la scarcerazione per due di loro. Giuseppe Puglia, 25 anni e Andrea Mendola, 25 anni, sono tornati in libertà, con quest’ultimo che avrà l’obbligo di dimora a Villasmundo, mentre resta in carcere Antonino Montagno Bozzone, 30 anni. Secondo i carabinieri della Compagnia di Augusta, gli indagati avrebbero chiesto 3 mila euro alla vittima per la restituzione di un rotaballe. Un’estorsione nota come cavallino di ritorno  che i tre, tutti di Villasmundo, nel corso dell’interrogatorio al palazzo di giustizia di viale Santa Panagia, hanno negato di aver compiuto. “Io ero in macchina, non so nulla di quanto avvenuto” ha detto Mendola, difeso dagli avvocati Puccio Forestiere e Fabiola Fuccio. Dalle indagini, coordinate dai magistrati della Procura di Siracusa, gli indagati si sarebbero presentati al cospetto dell’imprenditore: quest’ultimo, che era in compagnia del figlio, anche per non correre rischi, ha sul momento consegnato ai presunti estorsori il denaro di cui disponeva, ottenendo così, di fatto, la restituzione del mezzo, che era stato nascosto nei terreni di proprietà di uno dei malviventi.

Per la consegna del saldo dell’intera somma estorsiva è stato quindi fissato un secondo incontro nel pomeriggio, al quale ha partecipato anche il terzo complice. La vittima, però, subito dopo aver discusso con i tre di Villasmundo si è rivolta ai carabinieri della Compagnia di Augusta, che hanno subito organizzato un servizio per sorprendere gli indagati in flagranza di reato, durante lo scambio di denaro. Ed, in effetti, poco dopo la dazione di denaro, i militari sono entrati in azione, bloccando i tre.

Nell’ambito di un altro procedimento per estorsione, il tribunale di Siracusa ha condannato a sette anni di carcere   Sebastiano Brunno, 58 anni, indicato come il reggente della cosca Nardo di Lentini. Una sentenza, che prevede anche una multa di 7 mila euro, nettamente più bassa rispetto alle richieste del pm che, al termine della requisitoria, aveva sollecitato una pena a 18 anni di reclusione. Si è chiuso così il processo in primo grado ma la difesa dell’imputato, rappresentato dall’avvocato Sebastiano Troia, ha già annunciato ricorso in Appello. Il procedimento giudiziario è scaturito dalla denuncia di un imprenditore edile di Carlentini, secondo cui Brunno, forte della sua caratura criminale e conosciuto come “Neddu a crapa”  lo avrebbe costretto a cedergli un appartamento, a Carlentini,  senza alcun corrispettivo.