E’ uno scontro che si gioca su due fronti: quello giudiziario e politico. E’ la vicenda del Parco degli Iblei che ha riacceso gli animi a seguito della sentenza del TAR di Catania, datata 9 giugno: i giudici hanno imposto alla Regione siciliana ed al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di completare entro 180 giorni l’iter istitutivo del Parco Nazionale degli Iblei pena il commissariamento. E così la partita è scivolata sul sentiero della politica. E il fronte che si va delineando racconta di un centrodestra siciliano in larga parte schierato contro l’attuale impianto del provvedimento, mentre il mondo ambientalista rivendica la bontà di una battaglia attesa da vent’anni.
Cosa prevede il Parco degli Iblei
I numeri, prima di tutto. Il perimetro previsto si estende su 1.467 chilometri quadrati, ripartiti tra le province di Siracusa (953 kmq, il 65% del totale), Ragusa (397 kmq) e Catania (117 kmq), per un totale di 27-35 Comuni coinvolti. Sette municipalità – Buscemi, Cassaro, Ferla, Giarratana, Palazzolo Acreide, Canicattini Bagni e Sortino – vedrebbero l’intero territorio comunale ricadere nell’area protetta. Percentuali altissime anche per Monterosso Almo (96%) e Buccheri (94%).
Il ruolo del Ministero dell’Ambiente
Nella vicenda il Ministero dell’Ambiente non è un soggetto terzo, ma parte in causa fin dall’origine. La legge 222/2007, che ha inserito il Parco degli Iblei tra le nuove aree protette nazionali siciliane, affida a Roma e alla Regione la titolarità congiunta del procedimento. Nel 2017 si è aperto il tavolo tecnico tra i due enti per definire perimetrazione e zonizzazione, sfociato nel 2019 in una prima proposta ufficiale. Il 1° febbraio 2024 il Ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha trasmesso alla Regione Siciliana la bozza del decreto istitutivo, completa di cartografia e norme di tutela redatte con il supporto tecnico dell’ISPRA: la parte tecnica del lavoro ministeriale, insomma, era già conclusa da oltre due anni.
L’immobilismo di Regione e Governo nazionale
Da lì, però, il procedimento si è bloccato nuovamente, tanto che il TAR ha dichiarato illegittimo il silenzio serbato non solo dalla Regione ma anche dallo stesso Ministero. Un dettaglio non secondario riguarda anche il commissariamento previsto in caso di ulteriore inerzia: sarà il Ministero a nominare il commissario ad acta chiamato a sostituirsi alla Regione. Un aggiornamento molto recente, poi, cambia il tono della vicenda: il 3 agosto si è tenuto un vertice tra Ministero, Regione Siciliana e ISPRA, descritto dal deputato di FdI Luca Cannata come l’apertura di un confronto costruttivo per costruire, sono le sue parole, un percorso realmente condiviso con il territorio.
I timori delle aziende
È su questo sfondo istituzionale che si misura la preoccupazione di sindaci e categorie produttive. Il timore principale riguarda l’articolo 13 della legge 394/91: qualunque intervento in area protetta, anche su proprietà privata, richiederebbe il nulla osta dell’Ente Parco. Per aziende agricole, allevamenti, cave e attività edilizie significherebbe un freno burocratico aggiuntivo, in territori dove – secondo le associazioni di categoria – le attività produttive occuperebbero già circa il 40% della superficie dell’Unione dei Comuni Valle degli Iblei. Da qui la richiesta, rilanciata da tempo da CNA e Unione Cooperative Siracusa, di una perimetrazione “reticolare” e più selettiva, rimasta finora senza risposta.
Il pressing del Centrodestra che ascolta le imprese
Sul fronte politico, il pressing del centrodestra si è fatto negli ultimi giorni più netto. Carlo Auteri, deputato regionale della Democrazia Cristiana, ha annunciato ricorso al CGA sostenendo che la sentenza del TAR abbia ignorato le posizioni di Siracusa e Ragusa. Un passaggio che Auteri ha reso ancora più pungente contestando il percorso amministrativo: la maggioranza di centrodestra, ha dichiarato, “non condivide l’idea di un Parco Nazionale degli Iblei calato dall’alto”.
Sulla stessa linea si muove Giuseppe Carta, deputato regionale del Movimento per l’Autonomia e presidente della IV Commissione Territorio, Ambiente e Mobilità dell’Ars, che dopo Ferragosto convocherà un’audizione per fare chiarezza sul procedimento. Carta rivendica la Risoluzione n. 6 approvata dalla stessa Commissione, con cui si chiedeva di bloccare l’iter istitutivo o, in alternativa, di avviarne uno nuovo basato sul coinvolgimento del territorio. Un atto che, secondo il deputato, non avrebbe avuto lo stesso peso di “una nota amministrativa di un ex dirigente” nel procedimento poi esaminato dal TAR: “Ci chiediamo perché”, ha dichiarato, mentre una Risoluzione “espressione di un atto collegiale del Parlamento siciliano” non abbia prodotto gli stessi effetti. Carta insiste sulla necessità di tutelare “chi in quel territorio ci vive e lavora ogni giorn”», citando aziende agricole, allevamenti, imprese, artigiani e famiglie.
Anche sul fronte nazionale arrivano pressioni, seppure con un tono che negli ultimi giorni sembra farsi più dialogante che conflittuale. Luca Cannata, deputato di Fratelli d’Italia, chiede un parco «senza nuovi vincoli per chi lavora», posizione ribadita anche dopo il vertice del 3 agosto con Ministero e Regione, salutato come un segnale di disponibilità all’ascolto del territorio. Sulla stessa linea di confronto istituzionale si muove Riccardo Gennuso, deputato regionale di Forza Italia, che rivendica un dialogo già avviato con l’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Giusi Savarino, per trovare un’intesa che modifichi perimetro e regolamento «laddove necessario», tramite un’istruttoria qualificata utile all’interlocuzione con Roma.
Cafeo annuncia esposti
Un capitolo distinto riguarda invece l’ex deputato Giovanni Cafeo, che ha annunciato la presentazione di esposti in Procura contro commissari e dirigenti per presunte irregolarità procedurali nell’iter istitutivo: un’iniziativa diversa, sul piano giudiziario, rispetto al ricorso amministrativo al CGA annunciato da Auteri.
Il fronte ambientalista
Di segno opposto la posizione del mondo ambientalista. Legambiente e Natura Sicula difendono l’impianto del Parco come strumento necessario per raggiungere gli obiettivi europei di tutela – il 30% di superfici terrestri e marine protette entro il 2030 – e per superare la frammentazione delle riserve esistenti, attraendo fondi e promuovendo turismo naturalistico e filiere sostenibili. Natura Sicula respinge come “vergognose falsità” le ricostruzioni che descrivono il Parco come un blocco totale delle attività tradizionali, ricordando che le norme prevedono deroghe per agricoltura, pastorizia, manutenzione dei manufatti rurali e raccolta di funghi ed erbe spontanee.
I nodi
Resta da capire, a questo punto, dove si sposterà davvero l’asse dello scontro. Non sembra essere in discussione, almeno nel dibattito pubblico, il principio della tutela ambientale in sé: lo riconoscono, con toni diversi, sia Carta sia Gennuso che lo stesso Cannata. Il nodo reale riguarda il modello: l’ampiezza e la rigidità della perimetrazione, l’assenza finora lamentata di concertazione con Comuni e categorie, la mancanza di misure compensative certe per chi vive e lavora dentro i confini del futuro parco.
L’audizione della IV Commissione dopo Ferragosto, l’esito del ricorso al CGA e gli sviluppi del tavolo tecnico appena riaperto tra Ministero, Regione e ISPRA saranno i primi banchi di prova. Nel frattempo, la Regione resta stretta tra i 180 giorni imposti dal TAR e la pressione di una maggioranza di centrodestra che, con sfumature diverse tra DC, FI, FdI e MPA, chiede in coro una revisione sostanziale del progetto.






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