Una casa trasformata in un punto di riferimento per la vendita di stupefacenti, con un’attività che, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe andata avanti a ogni ora del giorno e della notte. È uno degli elementi emersi dall’inchiesta della Dda di Catania e condotta dalla Squadra mobile di Siracusa che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre persone, accusate, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.
Il pirata
Uno dei tre indagati, Marcello Bianca, detto il pirata, sarebbe stato individuato dagli inquirenti come il promotore e organizzatore del presunto sodalizio, mentre agli altri, già detenuti in carcere, sarebbero stati attribuiti compiti specifici nella gestione dell’attività illecita. I proventi avrebbero contribuito sia al sostentamento dei singoli partecipanti sia al funzionamento del gruppo.
Le indagini
Le indagini, avviate nel giugno del 2021 e condotte attraverso attività investigative tradizionali e intercettazioni o altri strumenti tecnici, avrebbero consentito di ricostruire l’organizzazione del presunto gruppo e la distribuzione dei compiti al suo interno. La piazza di spaccio sarebbe stata collocata in una palazzina della zona alta di Siracusa, con una struttura organizzata per assicurare continuità alle cessioni.
Vedette, pusher e depositi della droga
Secondo gli investigatori, nei pressi dello stabile sarebbero state impiegate alcune vedette, incaricate di controllare la zona e di spostarsi tra il punto in cui avvenivano le cessioni e il terrazzo dell’edificio, indicato come uno dei luoghi utilizzati per la gestione dell’attività.
Gli altri piani della palazzina sarebbero stati destinati a funzioni differenti: dalla custodia delle scorte di stupefacenti alla conservazione del denaro ricavato dalle vendite, fino al confezionamento delle dosi. Un sistema che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe consentito di mantenere operativa la piazza e di distribuire le mansioni tra le persone coinvolte.
La cocaina sarebbe stata la sostanza prevalentemente commercializzata. Gli investigatori riferiscono di centinaia di cessioni e di un’organizzazione capace di garantire la presenza di pusher e vedette per periodi prolungati.
I compensi e i ruoli nell’organizzazione
L’inchiesta avrebbe inoltre delineato un sistema di remunerazione per chi partecipava alle diverse attività. I compensi, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero variati tra i 250 e i 700 euro alla settimana, in base alle mansioni svolte. Alle vedette sarebbe spettato circa la metà di quanto percepito dai pusher.



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