Il gip del tribunale di Siracusa, Carla Frau, ha rimesso in libertà Sebastiano Troia, 67 anni,  l’avvocato originario di Avola, arrestato dalla Guardia di finanza perché accusato di aver ceduto droga in carcere ad un detenuto.

Il penalista, tra i più noti del Siracusano, era ai domiciliari ma lo stesso giudice ha disposto per lui l’obbligo di dimora ad Avola: in sostanza, non potrà uscire dal suo Comune.  Il collegio difensivo, composto dagli avvocati Puccio Forestiere, Fabiola Fuccio e Luca Ruaro, hanno già presentato ricorso al tribunale del Riesame di Catania per la revoca di quest’ultima misura che limita la libertà di movimento dell’indagato. Secondo l’accusa, il penalista avrebbe agevolato la consegna della droga, nascosta in dei vasetti, ad un suo cliente, detenuto nel penitenziario di Siracusa, in contrada Cavadonna, anche con la complicità della compagna di quest’ultimo, pure lei coinvolta nell’inchiesta. Nello stesso fascicolo, come confermato dalla Procura di Siracusa, c’è anche un altro avvocato di Siracusa, indagato anch’esso per la cessione di stupefacenti in carcere.

Troia,  durante l’interrogatorio di garanzia, ha rigettato le accuse mosse dalla Procura, sostenendo di aver agito in buona fede. Insomma, non era a conoscenza del fatto che in quei contenitori vi fossero stupefacenti e per suffragare questa ipotesi, la difesa è entrata nel merito delle intercettazioni telefoniche che sono tra le fondamenta delle indagini, condotte dai militari della Guardia di finanza. “In alcune di queste intercettazioni tra i vari soggetti interessati – ha detto a BlogSicilia l’avvocato Puccio Forestiere – si comprende benissimo che l’ingresso della droga è avvenuto all’insaputa del mio assistito. Insomma, la buona fede è assoluta”.

Secondo gli inquirenti, all’approvvigionamento di droga avrebbero partecipato i familiari del detenuto, la ex moglie e le figlie che avrebbero consegnato il fumo all’attuale compagna che l’avrebbe occultato in vasetti di crema per uso cosmetico, poi  affidati al legale, nella tesi dell’accusa. “Dalle indagini è emerso poi che il detenuto, pur ristretto in carcere, ha – spiegano dalla Finanza – illegalmente avuto in uso telefoni cellulari attraverso i quali periodicamente spiccava ai propri congiunti gli ordinativi di stupefacenti. Le attività di intercettazione delle utenze telefoniche in uso a queste persone, coniugate a ulteriori riscontri investigativi acquisiti sul campo, hanno consentito di ricostruire, nel periodo intercorrente tra la fine di novembre dello scorso anno e i primi giorni di febbraio del corrente anno, sei distinte consegne di sostanze psicotrope,eseguite dall’avvocato “in barba ai controlli” e in atteggiamento di complicità e di illecita intesa con tutti i soggetti coinvolti, con i quali egli avrebbe invece dovuto intrattenere rapporti esclusivamente professionali”.