Un bando da un miliardo di euro, risorse nazionali destinate proprio a reti idriche vetuste come quelle del Siracusano, e la provincia risulta assente. È questo il punto di partenza dell’offensiva politica del deputato nazionale di Fratelli d’Italia, Luca Cannata, contro la governance del servizio idrico provinciale. Un attacco che sa di resa dei conti e che si innesta su uno scontro più profondo, quello tra FdI e l’asse Mpa-Forza Italia, destinato a proiettarsi fino alle elezioni regionali e nazionali del 2027.
I soldi a disposizione
Lo Strumento Finanziario Nazionale per gli Investimenti Infrastrutturali e per la Sicurezza nel Settore Idrico, SFNIISSI, acronimo già ostico, ha aperto le domande il 6 maggio 2026, con scadenza prorogata all’8 giugno. Alla data di chiusura, Aretusacque era già formalmente costituita e aveva già sottoscritto la convenzione con l’ATI Siracusa. Eppure, dalla provincia, non è arrivata nessuna candidatura.
L’affondo di Cannata
“È un fatto che merita chiarimenti immediati — dichiara Cannata —. Occorre capire quale attività sia stata svolta dall’ATI Idrico di Siracusa, dalla sua struttura tecnica, dai soggetti responsabili della programmazione e da tutti gli organismi che hanno il compito di pianificare e accompagnare gli investimenti nel servizio idrico provinciale.” Il deputato allunga poi il tiro verso il Consiglio di Sorveglianza di Aretusacque, “insediato ormai da circa un anno”, chiedendo conto di quali verifiche siano state effettuate sulle opportunità di finanziamento disponibili.
La replica di Italia
La replica del sindaco di Siracusa e presidente dell’ATI, Francesco Italia, è arrivata puntuale e non priva di una certa causticità. Parlare di “occasione persa”, sostiene Italia, significa non aver verificato preliminarmente le regole del gioco. Il bando non era aperto a tutti: richiedeva interventi già inseriti negli strumenti di programmazione nazionale, progettazioni conformi alle prescrizioni dell’Avviso, e la capacità di garantire il cofinanziamento previsto. “Le verifiche effettuate hanno evidenziato l’assenza di tali presupposti.” A riprova della vitalità dell’ATI, il sindaco cita i risultati nel bando FESR Sicilia 2021-2027: nove progetti presentati, due finanziati a Noto e Sortino per circa quattro milioni di euro, altri tre ammissibili ma fuori per insufficienza delle risorse.
Il deputato di FdI: “E’ un fallimento”
Cannata non arretra. “Se la spiegazione è che mancavano i requisiti — replica il parlamentare — allora la risposta di Italia rappresenta la certificazione del fallimento della sua programmazione idrica. Perché dopo anni di gestione, pianificazione e promesse di efficienza, il territorio si è trovato impreparato davanti a una delle più importanti opportunità di finanziamento disponibili.” E aggiunge: “Non ci accontentiamo di una risposta burocratica.”
Lo scontro politico sull’acqua
Ma leggere questa vicenda come una semplice disputa tecnica sui bandi sarebbe riduttivo. Il vero campo di battaglia è un altro, e lo si capisce risalendo di qualche mese. Nel luglio 2025, quando si trattò di nominare il Comitato di Sorveglianza di Aretusacque, Cannata fu estromesso dalla partita.
La cinquina
A tirare le fila fu il deputato regionale dell’Mpa-Grande Sicilia, Peppe Carta, che in accordo con il sindaco Italia e con il parlamentare azzurro Riccardo Gennuso, “con il piattino alla sua corte”, secondo la colorita definizione di Cannata, plasmò la cinquina a propria immagine e somiglianza. Fuori FdI, dentro i fedelissimi dell’asse Carta-Italia-Gennuso, tra cui il presidente, Peppe Assenza, vicinissimo a Carta, che, nel 2022, pensò a lui come candidato a sindaco.
Da quel momento, il deputato di FdI non ha mai smesso di attaccare la governance idrica. L’accusa di non aver partecipato al bando SFNIISSI è, in questo senso, un ulteriore capitolo di uno scontro che si combatte formalmente sull’acqua ma sostanzialmente sul potere. Su chi controllerà, per i prossimi trent’anni, il servizio idrico integrato di una provincia che vale molto — turisticamente, industrialmente, politicamente.
I ricorsi dei Comuni “meloniani”
A rendere lo scenario ancora più intricato ci sono i tre Comuni guidati da FdI, Avola e Portopalo di Capo Passero, e poi Francofonte (quest’ultimo ormai sciolto per mafia ) che hanno impugnato al TAR di Catania la nomina del commissario ad acta regionale che ne aveva imposto l’adesione ad Aretusacque. Una mossa giuridica che riflette la stessa logica politica: non riconoscere come legittima una governance dalla quale si è stati esclusi.
I ritardi del gestore
Nel frattempo, Aretusacque non si è ancora pienamente insediata in tutti i Comuni. Il passaggio di consegne da SIAM, il gestore uscente di Siracusa, è già slittato rispetto alla data simbolica del primo giugno, con la scadenza ultima fissata al 14 giugno ma vi è stata un ulteriore proroga. Il risultato è che il capoluogo entra in piena estate con una transizione incompiuta, reti che perdono fino al metà dell’acqua immessa, e Ortigia ” che affronta l’alta stagione turistica con la pressione idrica a zero.
Lo sfondo: le elezioni
Sullo sfondo, il 2027. Tra poco più di un anno si vota per le regionali siciliane e, salvo sorprese, per le politiche nazionali. Il centrodestra siracusano arriverà a quell’appuntamento profondamente lacerato: nei giorni scorsi FdI ha attaccato a testa bassa il Mpa per via della sua presenza nell’amministrazione del sindaco di Siracusa di cui i meloniani sono all’opposizione insieme a Forza Italia. L’acqua, in questo copione, è il pretesto. La posta in gioco è molto più grande.






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