La grattachecca? Cosa  vuol dire questo nome curioso? Molti, pensando che sia la stessa ricetta, confondono la grattachecca romana con la granita siciliana.

Errore, perchè la grattachecca  è “dessert” tipico delle estati romane. Adesso si trova facilmente nei mercati delle nostre città, in questi giorni di caldo rovente. Anche se in molti storpiano il nome in grattatella.

 

Il nome deriva dal romanesco: al verbo grattare si aggiunge il sostantivo “checca”, ovvero un grosso blocco di ghiaccio, utilizzato per conservare gli alimenti, quando il frigorifero era ancora utopia.

La grattachecca si realizza con un procedimento opposto a quello per preparare le granite, che si ottengono dall’unione di acqua e sciroppi o succhi di frutta,  messi a congelare.

La grattachecca si ottiene dal ghiaccio vero e proprio, tritato grattando con un raschietto  che consente di accumulare il ghiaccio grattato.

Alla fine si ottiene il giusto di ghiaccio quantitativo per riempire un bicchiere, a questo ghiaccio si univano succo di frutta o sciroppo.

Per la ricetta di oggi, per ottenere una grattachecca a regola d’arte servono soltanto cinque arance,  100 g di zucchero e del ghiaccio da tritare.
Si realizza in pochi attimi; spremete le arance e mettete il succo in un pentolino con lo zucchero. Scaldate a fuoco basso finché lo zucchero si sarà sciolto e amalgamato, avendo cura che lo zucchero non inizi a caramellare, quindi spegnete la fiamma e fate raffreddare.

Con il tritaghiaccio, tritate il quantitativo sufficiente di ghiaccio da poter riempire 6 bicchieri da bibita. Mettete in ogni bicchiere circa 1 dl (le dosi possono comunque variare a seconda dei vostri gusti) di sciroppo, mescolate e servite immediatamente. Per i più golosi,è possibile guarnire la grattachecca con frutti di bosco o cubetti di  cocco fresco.