Il rientro di Saverio Bosco nel Partito Democratico, dopo l’esperienza con Italia Viva di Matteo Renzi, non è solo una questione di tessere. Nei corridoi del Pd siracusano la domanda che circola è una sola: l’ex sindaco di Lentini si candiderà alle regionali del 2027? E c’è chi legge in quell’ipotesi un problema per Giuseppe Stefio, sindaco di Carlentini, che pesca nello stesso bacino. Ma Stefio smentisce questa lettura.
La risposta di Stefio
Interpellato sul rientro, il primo cittadino di Carlentini lo giudica un fatto positivo: “Nel Pd entra un autorevole ex sindaco: è positivo se consideriamo i momenti in cui il Pd registrava solo uscite dal partito”. Ed auspica altri ingressi perché l’avversario è “questo Centrodestra e la Destra più pericolosa nella storia repubblicana”. Alla domanda se Bosco sia un ostacolo a un’eventuale candidatura, la risposta è netta: “No, per me è un valore aggiunto”. E precisa: “Se noi partiamo dai personalismi non si fa molta strada”.
Le candidature
Sulle candidature Stefio rimette tutto nelle mani del partito: “Non sarà il singolo, non sarà l’ambizione del singolo a prevalere ma sarà il partito in uno spirito di democrazia, in uno spirito di collaborazione”. E ancora: “Le candidature non dipenderanno dalle decisioni dei singoli ma sarà poi la direzione provinciale a definire tutto a cui dobbiamo attenerci”. Il sindaco rileva poi la convergenza sull’ingresso di Bosco di figure autorevoli come il senatore Antonio Nicita, il deputato nazionale Peppe Provenzano e il segretario provinciale Piergiorgio Gerratana. Non dice se si candiderà, né esclude di farlo.
Il bacino del nord
La lettura che circolava, e che lui non condivide, era di natura elettorale. Bosco e Stefio, in linea teorica, potrebbero contendersi lo stesso serbatoio di voti, il nord della provincia: Lentini, Carlentini e Francofonte. Un’ipotetica terza candidatura, dopo quelle del deputato regionale uscente Tiziano Spada, sindaco di Solarino, e dello stesso Stefio, avrebbe complicato la corsa di quest’ultimo e, secondo i bisbigli di partito, spianato la strada a Spada. Ma il sindaco di Carlentini ha smentito questa ricostruzione
La linea ufficiale
Sul piano ufficiale, delle regionali non si parla. Il segretario provinciale del Pd, Piergiorgio Gerratana, nel comunicato di saluto a Bosco ha parlato di “una nuova generazione pronta a guidare il rinnovamento” e cita le vittorie di Carlentini, Lentini, Floridia e Solarino come frutto dell’unità.
L’affondo dell’ex sindaco di Lentini Mangiameli
Ma le resistenze emergono. A dare voce al malumore è Alfio Mangiameli, ex sindaco di Lentini ed esponente dem, che parla del ritorno “di chi per anni ha denigrato il PD stesso” e della sua ambizione, “sostenuta da qualcuno”, di correre alle regionali. E ricostruisce il percorso di Bosco, perché “in politica la memoria conta”.
Nel 2011, sostiene, Bosco lasciò il Pd per aderire a Sel e candidò un amico per far perdere lui, allora sindaco uscente dem, che fu comunque confermato. Nel 2016 fondò il movimento Ora e vinse. Poi l’adesione a Italia Viva. Nel 2021 perse contro il Patto Civico, coalizione di cui il Pd era parte integrante, e scomparve dalla scena.
La domanda è rivolta al suo stesso partito: “il PD è una comunità politica che valuta la coerenza di un percorso, o è diventato un taxi su cui si sale e si scende a seconda della convenienza personale e delle poltrone disponibili?”.
La replica di Cutrufo
La risposta arriva da Gaetano Cutrufo, componente della Direzione regionale del Pd, che accoglie Bosco “a braccia aperte” e prende le distanze dalle “polemiche e resistenze sollevate in queste ore”. Trova “singolare” che si parli di “porte girevoli” e cita proprio Mangiameli ed Enzo Pupillo, attuale sindaco di Lentini, tra coloro che gli hanno insegnato la politica. La sostanza è che “la politica è in continua evoluzione e si basa su percorsi e fatti concreti”
Il suo argomento è che Bosco ha partecipato “in modo determinante” alla coalizione del Patto Civico che ha portato all’elezione a sindaco di Lentini di Enzo Pupillo, vicino a Tiziano Spada. Quindi: “Non si possono accogliere i voti a braccia aperte durante le campagne elettorali e poi alzare le barricate quando si tratta di condividere una casa politica”. Il Pd, conclude, non deve essere “un circolo chiuso arroccato sui veti del passato”.
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